Si sente stanca, come non è mai stata. Anche respirare è una
fatica. Si volta lentamente a guardare fuori dalla finestra e vede i grandi
alberi viola contro il cielo azzurro. Rimane interdetta: non ci sono così tanti
lillà, nel suo giardino. Poi si scuote. No, non è a Gorizia, nella grande casa
vicino al fiume, la sua casa immersa nel verde. E’ qui, in Africa, a Nairobi. E
quelli non sono lillà, ma jacarande. Chiude gli occhi e si assopisce. Il
cavallo sgroppa. E’ irrequieto e lei fa fatica a tenerlo. Ora si lancia al
galoppo senza preavviso e lei teme di non riuscire a rimanere in sella. Dal
terreno riarso color mattone salgono nuvole di polvere. Non riesce a gioire
dell’aria fresca del mattino e del cielo di smalto per la furia disperata di
quella corsa. Riapre gli occhi e il
cuore le batte all’impazzata. Quello che si muove facendola sobbalzare è il suo
letto d’ospedale che fila attraverso bianchi corridoi e grandi finestre. Il
respiro le muore in gola e si sente cadere lentamente all’indietro. Attorno le
luci si smorzano, le voci sbiadiscono in un mormorio sempre più distante,
finchè arriva finalmente il buio.
Mutuando il titolo di un programma televisivo di successo, vorrei proprio che Gorizia fosse considerata, di nuovo, città d'eccellenza del bel vivere: una città a misura d'uomo. Una città, insomma, dove si va a vivere con piacere. Per non parlare, poi, del suo territorio, ricchissimo di storia, tradizioni, luoghi bellissimi da scoprire.
Buon anno da Gorizia
E così un altro anno se ne sta andando. Poche ore ancora e gli immancabili
botti annunceranno il nuovo anno. Le lancette dell’orologio si spostano, e decretano
l’entrata in un altro giorno, un altro mese ed un altro anno. Un orologio
digitale non potrà mai dare l’emozione dello scorrere del tempo, così come le
lancette riescono a fare. Insomma, ci sono “cose” (ovviamente in senso lato)
che non possono essere sostituite dalla tecnologia, tanto sono radicate nella
nostra mente. Ma credo che il principio non possa valere per la macchina
fotografica. Il passaggio dalla analogica alla digitale non ha soltanto aperto il
mondo della fotografia anche ai meno esperti; ma, nell’era di Internet, ha soprattutto
reso possibile la condivisione delle emozioni. E non smetterò mai di
ringraziare Beny Kosic e Lucio Ulian i quali, attraverso le loro pagine Facebook
pubblicano le bellezze della nostra regione, catturate con una capacità che,
forse, un po’ invidio. Soprattutto perché di fotografia me ne intendo abbastanza avendo frequentato,
seppur in epoca remota, un corso per fotografi professisti, posseduto un’ ottima
Nikkormat, un ingranditore DURST e tutti gli accessori per lo sviluppo dei
negativi e la stampa delle fotografie. Le foto di Beny e Lucio andrebbero
divulgate, condivise attraverso i social perché, nonostante la fatica di molti
(ed io tra questi) intenti a valorizzare l’immagine di Gorizia, la città è tuttora
un vaso di coccio, nonostante le straordinarie ricchezze del suo territorio.
Promuovere Gorizia è un diktat che mi sono posta nel momento in cui, un
anno fa, ho creato questo Blog ed organizzato la serie di eventi per far
conoscere uomini, luoghi e storia legati alla nostra terra. Salvo, poi,
indispettirmi, quando scopro che salvo gli studiosi della grande guerra, l’Isonzo
è poco conosciuto. Anzi potrei dire, sconosciuto ai più. La comprova l’ho avuta poco fa quando ho
deciso di pubblicare la foto di fine anno di Beny che ne ha catturato luci e
colori. Curiosa di scoprire quante pagine sono dedicate all’Isonzo, ho avuto l’amara
sorpresa che soltanto la Slovenia ne promuove il suo corso. Per il resto, il
nome è associato esclusivamente agli avvenimenti della guerra. Decisamente un
po’ poco se teniamo conto che tutto il suo corso è di incommensurabile bellezza
e ricchezza naturalistica, se prendiamo in considerazione tutto il suo corso; come
sarebbe logico fare. Scopriamo ed amiamo, quindi, questo fiume le cui acque
smeraldo non hanno pari in Italia e nel
mondo. E, soprattutto, impariamo a conoscerlo nel suo tratto più vivace, la cui
personalità i nostri vicini di casa hanno saputo sfruttare e valorizzare.
Buon anno a tutti!
Buon anno a tutti!
Genio e generosità a Gradisca: l'eredità del signor Fissan
Se dovessi chiedere
indifferentemente ad un uomo o ad una donna che hanno avuto a che fare con
culle e pannolini se il nome Fissan ricorda loro qualcosa non ho alcun dubbio
sul loro stupore alla domanda. Ciò in quanto la pasta Fissan sta a neonato come
brioche sta a cappuccino o come fantascienza sta a Guerre stellari.
Credo siano in pochi,
invece, coloro i quali conoscono la storia del signor Fissan, come comunemente
veniva chiamato Osiride Brovedani il quale, nella cantina di via Alberti 6 a
Trieste, produceva la panacea per culetti arrossati. Uomo dalla complessa
personalità, (Trieste, 11 febbraio 1893 – 2 luglio 1970) è stato un
imprenditore e benefattore italiano. Non facile da comprendere e conoscere
senza nominare le sue due creature: la Fissan e la Fondazione che porta il suo
nome. In esse si racchiude, in un certo senso, tutta la vita di un uomo, che,
dopo aver raggiunto l’apice della sua attività creativa e produttiva nella
Fissan, si è voluto ricordare di quella che era stata la sua base di partenza
ardua, difficile e sofferta, che lo indusse, in uno slancio di umana
solidarietà ed altruismo, a voler risparmiare a quanti più giovani poteva le
sue sofferenze e offrire loro la sua esperienza per affrontare la vita con
quella serenità e sicurezza che a lui erano mancate.
A Loqua per trovare marito
Fa uno strano effetto, ad un
goriziano, vedere le immagini di Lokve ricoperta (o quasi dalla neve). Perché,
essendo ormai da tempo dismessi gli impianti sciistici, a Lokve (che prende il
nome dalle pozzanghere che si formano in autunno sui prati) ci si va quasi
esclusivamente d’estate. Per il semplice motivo che d’inverno non ci sono
strutture adeguate che possono offrire un punch, un brulè o una cioccolata
calda ai coraggiosi avventori che non si lasciano spaventare dal gelo, pur di
godere del meraviglioso paesaggio dell’altipiano.
Dintorni
Gorizia è il cuore della
regione Friuli Venezia Giulia e la regione è stata classificata da Lonely
Planet, un paio di anni fa, come una delle 10 mete più belle al mondo. Ma molto
spesso non siamo consapevoli di questa ricchezza perché ciò che vediamo ogni
giorni viene dato per scontato. Eppure il nostro entroterra è qualcosa di
meraviglioso e Beny Kosic ce lo ha dimostrato ancora una volta. Scatti
immortalati durante la pausa pranzo in una giornata di lavoro: tanto è vicina
la selva di Tarnova.
American life: ce la racconta Rocco Ceselin
Credo che nessuno, più di
Guido Chiesa, sia riuscito a riassumere in un solo paragrafo le motivazioni del
mito americano. Ma che cos`è poi questo mito americano e che ha contagiato
anche me, anni fa, tanto da giungere al punto di andare a New York, anche più
di una volta all’anno? Me lo chiedo e richiedo tutte le volte che un amico o un
parente mi informa del suo prossimo viaggio al di là dell’Oceano?
Tesori nascosti: Castagnavizza e le tombe reali
![]() |
| E, in lontananza, Castagnavizza |
Non sempre una foto (soprattutto
se non rielaborata con i potenti mezzi dell’informatica) riesce a trasmettere
il desiderio di condividerla. Ma, a volte, è talmente bella che il negarne la
visione a tutti è davvero un delitto. Pensavo a questo, stamattina, mentre
appena alzata davo un’occhiata alle novità su FB. Se, poi, associo questo fatto
alla circostanza che da tempo cercavo l’occasione per pubblicare la storia dei
Borboni di Francia che sono ancora in molti a non conoscere, il gioco è fatto,
ovvero due piccioni con una fava. Ecco qua ciò
che abbiamo sulla porta di casa.
“La primitiva cappelletta -
costruita in sommità al colle della Castagnavizza, nel 1623, dal conte Mattia
Della Torre e Valsassina - veniva ampliata e trasformata in varie epoche.
Accanto ad essa si edificava anche un cenobio. In tempi diversi, il convento passava
dai monaci carmelitani ai domenicani, infine ai francescani. Attorno al 1796 vi
trovavano ospitalità alcuni sacerdoti francesi emigrati. Tra questi, il vescovo
di Perpignano, Antonio Leirys d'Eponches.
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