In questo scenario emerge la figura di Valentin Stanič (1774-1847), sacerdote di origine slovena destinato a lasciare tracce profonde ben oltre i confini cittadini. Il suo nome riecheggerà dalle vette alpine fino alle aule di una scuola molto speciale. Sacerdote, alpinista, educatore, tipografo, promotore della vaccinazione e difensore degli animali: una personalità impossibile da rinchiudere in una sola definizione. La sua è una storia di montagne scalate e silenzi spezzati, di fede e scienza, di cultura e compassione.
Mutuando il titolo di un programma televisivo di successo, vorrei proprio che Gorizia fosse considerata, di nuovo, città d'eccellenza del bel vivere: una città a misura d'uomo. Una città, insomma, dove si va a vivere con piacere. Per non parlare, poi, del suo territorio, ricchissimo di storia, tradizioni, luoghi bellissimi da scoprire.
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Valentin Stanič Il prete che insegnò a parlare al silenzio
All’inizio dell’Ottocento Gorizia è una piccola città di frontiera dell’Impero asburgico, incastonata tra colline e Isonzo. Le cronache la descrivono come un crocevia di civiltà: si parla italiano nei salotti borghesi, sloveno nei mercati, tedesco negli uffici amministrativi. È una città periferica rispetto a Vienna o Praga, ma sorprendentemente viva: elegante, multilingue, attraversata dalle idee dell’Illuminismo e del Romanticismo.
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