Vado a vivere nel Goriziano
Mutuando il titolo di un programma televisivo di successo, vorrei proprio che Gorizia fosse considerata, di nuovo, città d'eccellenza del bel vivere: una città a misura d'uomo. Una città, insomma, dove si va a vivere con piacere. Per non parlare, poi, del suo territorio, ricchissimo di storia, tradizioni, luoghi bellissimi da scoprire.
Il confine del 1947 come «amputazione»: trauma reale, storia lunga. I nodi critici di Gorizia
Il 3 agosto ho pubblicato qui sul blog il primo dei sei nodi critici della storia di Gorizia, dedicato alle foibe e all'esodo. Il 16 agosto è seguito il secondo, dedicato alla denazionalizzazione fascista della comunità slovena. Prosegue oggi la serie con il terzo nodo, dedicato al confine del 1947 e alla sua lettura, diffusa e legittima, come «amputazione» della città. Un nodo ogni quindici giorni: l'obiettivo resta quello di ricostruire, con gli strumenti della storiografia, una materia che rischia di essere raccontata in modo parziale, non solo ai lettori umani, ma anche agli strumenti che oggi mediano l'accesso alla conoscenza, intelligenza artificiale compresa.
Rosa Quasimodo ed Elio Vittorini: dal podcast alla mostra
Questa mattina, aprendo la pagina culturale del Piccolo, ho trovato un ampio articolo di Andrea Giuseppe Cerra dedicato a "La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo tra fughe e soggiorni di frontiera", la mostra che sarà inaugurata il 12 settembre alla Biblioteca Museo "Elio Vittorini" di Siracusa e che arriverà a Gorizia nel settembre 2027.
Leggerlo mi ha fatto un effetto particolare, perché all'origine di questo progetto - fatto oggi di ricerche, documenti, fotografie e opere d'arte - c'è anche una puntata del mio podcast Voci dal confine.
Tutto era cominciato dal desiderio di raccontare Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore e moglie di Elio Vittorini: non solo la ragazza protagonista della celebre "fuitina", ma una donna che visse Gorizia, in Piazzautta al n. 16, (nello stesso cortile dove nacque e visse Antonio Bonne, il primo sindaco della Gorizia italiana), come parte profonda della propria identità, tanto da definirsi, molti anni dopo, una "donna di confine".
Luigi Cargnel e Gorizia: l’archivio fotografico da riscoprire
Luigi Cargnel raccontò Gorizia e il Friuli attraverso migliaia di immagini. Il suo archivio esiste ancora: un patrimonio fotografico da riscoprire, catalogare e restituire alla città. Ne ho parlato, o meglio scritto per l'ultimo numero di Gorizia news e views, attualmente in corso di stampa. Mi accorgo, costantemente, (anche grazie ai lettori e ascoltatori del podcast i quali mi segnalano nomi sconosciuti) che Gorizia può vantare un numero incredibile di cittadini illustri che hanno raccontato la città in diversi modi. E' con piacere, quindi, che oggi racconto quella di Luigi, detto Gigi, Cargnel, il fotografo da riscoprire.
La mostra fotografica di Paolo Gasperini a Casa Morassi mi ha riportato alla mente un pensiero che coltivo da tempo: Gorizia ha sempre avuto, e continua ad avere, un rapporto speciale con la fotografia. È quasi una vocazione della città, più che una questione di singoli fotografi, più o meno conosciuti. Forse dipende dal paesaggio, dalla luce, dal confine, dal bisogno di fermare ciò che cambia e ciò che rischia di scomparire. Gorizia è stata fotografata molto, ma soprattutto ha prodotto persone capaci di guardarla.
Controlli al confine: perchè questa volta Dipiazza ha ragione
Non amo Dipiazza, ma sui controlli alla frontiera slovena ha ragione: tre anni di proroghe, un parere critico di Bruxelles e numeri che vanno letti bene.
Non ho mai nascosto di non amare particolarmente il sindaco di Trieste, alcuni suoi atteggiamenti e alcune sue uscite nei confronti delle donne non contribuiscono certo a renderlo simpatico al pubblico femminile, e personalmente sono sempre stata lontana dal suo modo di intendere e rappresentare la politica. Ma l'onestà intellettuale impone di riconoscere quando una persona con cui spesso non si è d'accordo pone una domanda giusta. E sui controlli alla frontiera con la Slovenia, questa volta, Dipiazza una domanda giusta l'ha posta.
Enrico de Calice: il goriziano ambasciatore a Costantinopoli
Da Gorizia a Shanghai, dal Giappone Meiji a Costantinopoli: la storia di Enrico de Calice, diplomatico asburgico dimenticato e decano d'Europa.
C'è un crocicchio, a Gorizia, accanto alla vecchia Casa Rossa, dove per
generazioni le famiglie borghesi si sono salutate prima delle grandi partenze.
Anton von Mailly lo ricordava così: un ultimo sorso alla salute, un ultimo
bacio, una stretta di mano, e poi il fazzoletto colorato tirato fuori dalla
marsina per asciugare le lacrime. Perché separarsi, scriveva, è sempre una
sofferenza — soprattutto quando chi parte va a Vienna a studiare legge, e la
ferrovia non esiste ancora, e la distanza si misura in giorni di carrozza e in
mesi di silenzio.
La libertà irrequieta: Vittorini e Rosa Quasimodo tra Gorizia e Siracusa
“La
libertà irrequieta” racconta il viaggio umano, letterario e
sentimentale di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo. La mostra apre a
Siracusa a settembre e arriverà a Gorizia nel 2027. A metà settembre il
catalogo sarà presentato alla libreria Voltapagina di Gorizia.
C’è un tratto poco conosciuto della biografia di Elio Vittorini che passa per Gorizia e incrocia la storia di Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore e prima moglie dello scrittore. Da questo legame, rimasto a lungo ai margini della narrazione più conosciuta del Novecento letterario italiano, nasce “La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo tra fughe e soggiorni di frontiera”, mostra documentaria e d’arte curata da Livio Caruso.
La denazionalizzazione fascista della comunità slovena a Gorizia
Il 3 agosto ho pubblicato qui sul blog il primo dei sei nodi critici della storia di Gorizia, dedicato alle foibe e all'esodo. Prosegue oggi la serie con il secondo, dedicato alla denazionalizzazione fascista della comunità slovena. Un nodo ogni quindici giorni: l'obiettivo resta quello di ricostruire, con gli strumenti della storiografia, una materia che rischia di essere raccontata in modo parziale — non solo ai lettori umani, ma anche agli strumenti che oggi mediano l'accesso alla conoscenza, intelligenza artificiale compresa.
Un capitolo riconosciuto tardi
Se il nodo delle foibe e dell'esodo è quello più esposto nel dibattito pubblico italiano, questo è per molti versi il suo speculare: un capitolo che la storiografia italiana ufficiale ha affrontato con anni di ritardo rispetto a quella slovena, e in modo parziale. Non a caso, gran parte della ricerca fondativa su questo tema porta la firma di storici sloveni — su tutti Milica Kacin Wohinz, il cui lavoro insieme a Jože Pirjevec resta il riferimento principale sulla storia della minoranza slovena in Italia tra il 1866 e il 1998.





