25 aprile: le due liberazioni di Trieste e Gorizia — storia, memoria e confine


Il 25 aprile sul confine orientale ha due volti. Con Raoul Pupo e le storie di Alma e Ana, raccontate nel podcast Voci dal confine.

Il 25 aprile, l'Italia celebra la Liberazione. Ma chi conosce Trieste e Gorizia sa che questa data, qui, non ha mai avuto un significato unico. Non una sola voce, non una sola memoria, non una sola bandiera

Per capire perché, dobbiamo leggere ed ascoltare lo storico Raoul Pupo, già professore di Storia contemporanea all'Università di Trieste e uno dei massimi studiosi del confine orientale. Nel suo video "Le due liberazioni di Trieste", realizzato per l'IRSREC FVG nel 2020, Pupo offre una chiave di lettura che vale per tutta la Venezia Giulia — e che cambia il modo in cui guardiamo al 25 aprile su questo confine.

Le nozze coi fichi secchi: Crispi, Dogali e Adua – il disastro coloniale italiano in Etiopia

 


di Tassilo Del Franco


Dalla spedizione di Dogali alla disfatta di Adua: la politica coloniale di Francesco Crispi e l’illusione italiana di conquistare l’Etiopia. Una storia di errori, arroganza e umiliazione.
 
Francesco Crispi era stato un garibaldino siciliano, e aveva avuto un ruolo di rilievo nella spedizione dei mille. 
Il padre era alberëshë, della comunità albanese cristiana insediata nel Sud nel XV e XVI secolo, per sfuggire ai musulmani turchi, e conservava la lingua degli antichi antenati. La madre era siciliana. 

Due sarcofagi egizi in Slovenia: la storia incredibile di Anton Lavrin e del cimitero di Vipava

Cosa ci fanno due sarcofagi egizi in un piccolo cimitero di Vipava?

La storia di Anton Lavrin, console austro-ungarico in Egitto nell’Ottocento, ci porta tra le piramidi di Giza — o forse Saqqara — tra collezionismo, misteri e documenti ancora da verificare.

Nel 1845, due antichi sarcofagi in granito rosso arrivano in Europa e vengono riutilizzati come tomba di famiglia.

Dall’Unità d’Italia al colonialismo: crisi, brigantaggio e nascita dell’impero africano


di Tassilo Del Franco
 

Nei giorni scorsi, in sala Dora Bassi, Tassilo Del Franco ci ha regalato una chiacchierata davvero densa e interessante. In tanti — sia tra chi c’era, sia tra chi non è riuscito a partecipare — ci hanno chiesto di poterla ritrovare. E così, grazie alla disponibilità di Tassilo, eccoci qui.
Si comincia: prima puntata!

Borgo Castello rinasce: il nuovo Museo della Moda a Gorizia tra memoria e futuro

A Gorizia riapre il Museo della Moda con un nuovo allestimento finanziato dal PNRR. Un racconto tra memoria, identità e rinascita nel cuore di Borgo Castello.

Chi mi conosce lo sa: io Gorizia la guardo sempre con gli occhi di chi cerca il bello, anche quando non è immediato. Sono una da bicchiere mezzo pieno, senza vergogna. Ma oggi, salendo a Borgo Castello, devo dirlo: mi sono emozionata davvero. 

Non è stato solo per un fatto personale — anche se sì, un pezzettino di quella storia lo sento anche mio. Ho partecipato alla ristrutturazione di quell’immobile alla fine degli anni ’80, e tornarci oggi, così trasformato, ha avuto qualcosa di profondamente intimo. È stato come rivedere un luogo conosciuto in un’altra vita, ma con occhi nuovi.

Il sapore dell'infanzia: perché le fragole vere si trovano solo dal produttore locale

Dalle fragoline di bosco in montagna alle fragole del contadino sotto casa: un viaggio nei sapori autentici che il supermercato non potrà mai darti. E la ricetta della ciotola con zucchero e limone.

Ci sono sapori che non si archiviano. Non finiscono nel cassetto dei ricordi insieme alle fotografie sbiadite e ai giocattoli rotti. Rimangono lì, in superficie, vivi, pronti a emergere al primo richiamo. Basta un profumo, un colore, una consistenza sotto i denti — e sei di nuovo lì, a sei anni, con le ginocchia sporche di terra e il sole di maggio che scalda la nuca.

Chi era Ossi Czinner: l’artista del confine dimenticata tra Trieste e il Friuli

Ci sono storie che non arrivano dai libri, ma affiorano quasi per caso, come se fossero rimaste in attesa del momento giusto. Tra i ricordi della mia esperienza lavorativa, ce n’è uno che mi è rimasto particolarmente impresso. Avevo appena iniziato a lavorare nell’ufficio tecnico quando l’ingegnere capo mi fece chiamare nel suo ufficio e mi presentò Agostino Piazza, Tino da Noale. Fu in quell’occasione che compresi quale sarebbe stato il mio incarico: occuparmi dei bandi di concorso nazionali per l’abbellimento artistico degli edifici pubblici. Per me, che non avevo alcuna preparazione artistica, si trattò di una vera rivelazione. Entrai in contatto con artisti non solo regionali, ma anche nazionali, e un mondo che fino a quel momento mi era rimasto estraneo cominciò lentamente a parlarmi.