Carlo Battisti, lo studioso che ricostruì la Biblioteca di Gorizia e diventò Umberto D

 

Chi era davvero Carlo Battisti? Molti lo ricordano come il protagonista di Umberto D.. Pochi sanno che fu uno dei maggiori linguisti italiani del Novecento e l'uomo che, nel 1919, riaprì la Biblioteca di Gorizia dopo la Grande Guerra.

Ci sono personaggi che sembrano attraversare il Novecento seguendo una sola strada. Carlo Battisti, invece, ne percorse molte contemporaneamente.

Fu linguista, glottologo, bibliotecario, docente universitario, studioso dell'Alto Adige, fondatore di riviste scientifiche e autore di opere che ancora oggi vengono consultate dagli specialisti. Eppure milioni di italiani lo ricordano soprattutto per un ruolo che non aveva mai cercato: quello del pensionato Umberto Domenico Ferrari nel film Umberto D. di Vittorio De Sica.

La sua vita sembra un romanzo. E in parte lo è stata davvero. 

Quando le donne di Gorizia non poterono votare nel 1946

L'articolo pubblicato oggi da Il Piccolo, che riprende le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell'ottantesimo anniversario dell'Assemblea Costituente, riporta alla luce una pagina della nostra storia che merita di essere conosciuta.

Nel suo intervento, Mattarella ha ricordato che gli abitanti di Gorizia, Trieste, Fiume, Pola e Zara non poterono partecipare né al referendum del 2 giugno 1946, che sancì la nascita della Repubblica, né all'elezione dell'Assemblea Costituente.

Molti hanno visto C'è ancora domani di Paola Cortellesi, il film che ha riportato all'attenzione del grande pubblico il significato del primo voto delle donne italiane. Ma c'è una pagina della nostra storia che il film, naturalmente, non racconta: quella delle donne di Gorizia.

Per loro la conquista del voto arrivò più tardi. Furono penalizzate due volte: non poterono scegliere tra Monarchia e Repubblica e non poterono eleggere i rappresentanti che avrebbero scritto la Costituzione italiana.

Confesso che questa è stata anche una mia scoperta personale. Risale a un paio d'anni fa, durante una visita a Montecitorio. Ero andata per ammirare La Vucciria di Renato Guttuso, esposta in una delle sale della Camera dei deputati. Poco distante, una bacheca custodiva i registri originali con i risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Erano aperti proprio sulla pagina dedicata alla Venezia Giulia. Cercai Gorizia e la trovai. Ma, accanto al suo nome, era indicato che non aveva votato. Fu in quel momento che mi resi conto di conoscere solo una parte della storia della mia città. Approfondendo quella vicenda scoprii che gli abitanti di Gorizia, e quindi anche le donne goriziane, non avevano potuto partecipare né alla scelta tra Monarchia e Repubblica né all'elezione dell'Assemblea Costituente. Una scoperta che mi colpì profondamente e che mi convinse a dedicare a questo episodio un capitolo di Donne tra due mondi.

Ne ho parlato proprio ieri sera, durante l'incontro dedicato al libro nella Biblioteca di Romans d'Isonzo, organizzato dal Circolo di lettura e splendidamente introdotto dalla sua coordinatrice Cristina Vidani. È una vicenda che continua a sorprendere chi la ascolta, perché racconta quanto complessa e, per certi aspetti, unica sia stata la storia del nostro confine.

Per questo ho voluto dedicarle un intero capitolo. A raccontarla è Giovanna, una giovane goriziana che vive in prima persona quei giorni di incertezza e il dolore di vedere nascere una nuova Italia senza poter contribuire a sceglierne il futuro.

Le grandi vicende della storia acquistano un significato diverso quando vengono osservate attraverso gli occhi delle persone comuni. È proprio questo l'obiettivo di Donne tra due mondi: raccontare ciò che Gorizia ha vissuto nei complessi anni tra il 1940 e il 1960, quando il confine cambiava continuamente e, con esso, la vita quotidiana di migliaia di famiglie.

Perché la storia di Gorizia non è mai soltanto storia locale. È un pezzo di storia d'Italia che troppo spesso è rimasto ai margini della memoria nazionale.

Questo episodio è raccontato nel capitolo dedicato a Giovanna del libro Donne tra due mondi, che ripercorre la storia di Gorizia tra il 1940 e il 1960 attraverso le vicende di diciotto donne. È un modo diverso di raccontare la storia: non dai palazzi del potere, ma dalla vita delle persone. 

Le chiese di Gorizia tra fede, cultura e memoria: la riflessione di dom Stefano Visintin

 


Una riflessione di dom Stefano Visintin sul significato delle chiese nella città contemporanea, tra spiritualità, comunità e memoria collettiva.

In occasione del festival èStoria, che quest'anno ha scelto come tema conduttore le religioni, Italia Nostra e il Club UNESCO di Gorizia hanno ospitato nella sala Ugo Casiraghi dom Stefano Visintin, abate del Monastero di Praglia, teologo e studioso del rapporto tra fede, cultura e società. L'incontro è stato anche l'occasione per presentare il volume dedicato alle chiese di Gorizia, una pubblicazione che raccoglie storia, arte e significati dei principali edifici sacri della città e che può essere richiesta presso la sede di Italia Nostra in via Ascoli.

Voci dal Confine compie un anno: 12 mila visualizzazioni per il podcast che racconta Gorizia

 Il 10 giugno 2025 nasceva Voci dal Confine. Dodici mesi dopo il podcast ha superato le 12 mila visualizzazioni, alternando interviste, racconti storici e monologhi dedicati a figure come Maria
Bergamas, Antonio Bonne, Anton Lavrin, Ervino Pocar e Rosa Quasimodo. Un bilancio di un progetto nato per raccontare la storia e la memoria del territorio.

La rondine di Pascoli, il thermos e le Orsoline: i miei ricordi di scuola a Gorizia

Sono nata nel 1950 e ho frequentato le Orsoline di Gorizia. Tra la rondine di Pascoli, la comunione del primo venerdì e il film di Dickens, i miei ricordi si intrecciano con una conferenza sulla storia delle scuole nel Goriziano. Per questo, quando ho letto il titolo, ho avuto la sensazione che parlasse anche un po' di me.

Sono nata in via San Gabriele, una strada che allora si fermava davanti al confine. La scuola materna e le elementari le ho frequentate dalle Orsoline di Gorizia. Rivedo ancora il grembiule bianco con il colletto rosa, le aule ordinate, le suore, le compagne di scuola e quel mondo che oggi sembra lontanissimo ma che continua ad abitare la mia memoria.

La regina di Alessandria veniva da Santa Croce


Perché le Alessandrine ci affascinano ancora: la storia di Joza Sedmak Finney

Giovedì 28 maggio, lo stesso giorno dell'inaugurazione di èStoria, la sala del Centro culturale Bratuž non era gremita. Eppure c'era molta più gente di quanta me ne aspettassi. La cosa non avrebbe dovuto sorprendermi, perché le Alessandrine continuano a suscitare interesse ovunque se ne parli.

Perché accade? È una domanda che ha una risposta quasi ovvia, una volta che ci si ferma a pensarci. La loro vicenda racchiude infatti molti dei temi che toccano più profondamente la nostra sensibilità: la migrazione femminile — e non maschile, di fine 800 cosa già insolita per l'epoca — il sacrificio silenzioso, l'assenza vissuta come forma d'amore, la lontananza, la nostalgia e la ricerca di un futuro migliore.

Paolo Maurensig, lo scrittore goriziano che trasformò gli scacchi in letteratura


Oggi ricorre l'anniversario della morte di Paolo Maurensig. Sono passati cinque anni da quel 29 maggio 2021 in cui si spense a Udine uno degli scrittori più originali e internazionali espressi dal Friuli Venezia Giulia. Eppure la giornata è trascorsa quasi nel silenzio. Nessuna grande celebrazione, pochi anzi pochissimi ricordi pubblici, quasi nessun richiamo a un autore che ha portato il nome di Gorizia nelle librerie di mezzo mondo.