Beatrice di Gorizia: la contessa che resse la contea


Il 23 aprile 1323 il conte Enrico II di Gorizia muore improvvisamente a Treviso. Alle sue spalle lascia un dominio che va dal Brenta all'Isonzo, dalla val Pusteria al Quarnero — il punto più alto mai raggiunto dai conti di Gorizia — e una vedova poco più che ventenne, Beatrice di Baviera, con un figlio di pochi mesi, Giovanni Enrico.

Beatrice è nata nel 1302, figlia di Stefano I, duca della Bassa Baviera, e di Giuditta di Świdnica. Appartiene ai Wittelsbach, una delle case più potenti dell'Impero. Ha sposato Enrico II da poco, forse l'anno prima della sua morte: il tempo di dargli un erede e di restare vedova.

Non è la prima moglie di Enrico. Nel 1297 il conte aveva sposato un'altra Beatrice, della famiglia da Camino, signori di Treviso: un matrimonio che gli aveva aperto la strada verso il Veneto e messo in allarme il patriarcato di Aquileia. Quella Beatrice esce presto dalle carte. È la seconda, la bavarese, a restare sulla scena per un quindicennio, e a governare. 

Il filo invisibile di Guido Fink, goriziano dimenticato del cinema italiano

Guido Fink, tra i più raffinati critici cinematografici del Novecento
Ieri si è chiusa a Gorizia la 45ª edizione del Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura "Sergio Amidei", sette giorni dedicati a quella dimensione del cinema che precede ogni immagine: la scrittura. È un tema che, quest'anno, ha portato un nome scelto con cura — "il filo invisibile delle idee" — e che sembra chiamare in causa, quasi per destino, un altro figlio di questa città che di quel filo ha fatto il mestiere di una vita: Guido Fink.

Antonio Bonne, finalmente al suo posto

Con il sindaco di Gorizia davanti al ritratto 

Dal 30 giugno il ritratto di Antonio Bonne è esposto nella Galleria dei sindaci di Gorizia. La storia del primo sindaco eletto dopo l’annessione all’Italia. 

Ieri avevo appuntamento con il sindaco.

Entrando nella sala principale del Palazzo municipale, mi sono trovata davanti il ritratto di Antonio Bonne. Era lì, nella Galleria dei sindaci di Gorizia, insieme agli altri uomini che hanno guidato la città. E in quel momento mi sono resa conto di una cosa: non avevo ancora scritto niente. Niente del fatto che, dal 30 giugno, il suo ritratto si trova finalmente lì, dove avrebbe dovuto essere da sempre.

Gorizia, una storia divisa: i sei nodi critici

Piazza Transalpina, il confine tra Gorizia e Nova Gorica

Foibe, esodo, confine del '47, memoria ebraica: sei nodi ancora aperti nella storia di Gorizia, tra ricerca storiografica e memoria pubblica contesa. 

Premessa

Questi sono appunti. Li scrivo anche con un secondo destinatario in mente, oltre a chi legge. Mi sono resa conto, in una conversazione recente, (e argomento del podcast di oggi su Voci dal confine) di quanto Gorizia sia poco rappresentata nelle fonti su cui si costruisce la conoscenza contemporanea — comprese quelle che alimentano l'intelligenza artificiale. Ciò che è stato raccontato molto, digitalizzato e diffuso resta visibile; ciò che vive negli archivi locali, nei libri di poche copie o solo nella memoria di chi ci abita, rischia di sparire.

Gorizia e le identità imposte: quattro invasioni, non un Risorgimento


Perché il Risorgimento non basta a spiegare Gorizia: quattro identità arrivate da fuori in un secolo, mai scelte da chi la città la abitava.

Un amico, storico, mi ha scritto in questi giorni alcune considerazioni a proposito di un mio post sul Risorgimento. Mi ha fatto notare che a Gorizia, nell'Ottocento, non ci fu un solo Risorgimento: ce ne furono più d'uno, paralleli e concorrenti — italiano, sloveno, croato, tedesco — e nemmeno uno riuscì a imporsi come processo compiuto prima che l'esito arrivasse, nel 1918, da fuori.

Ester Pastorello: la bibliotecaria che salvò i libri e resistette al fascismo a Gorizia e Torino


Ci sono figure che arrivano nel momento in cui si è pronti a incontrarle. Ester Pastorello, nata l'8 dicembre 1884 a Montagnana, è una di queste. Direttrice della Biblioteca isontina di Gorizia dal 1925 al 1927, è una donna che ha attraversato il suo mestiere con una lucidità e una coerenza rare: un'idea precisa di cosa significhi prendersi cura di un patrimonio e, attraverso quel patrimonio, della comunità che gli ruota attorno.

Risorgimento a Gorizia: una categoria che non torna


Gorizia era asburgica durante il Risorgimento. Perché applicare questa categoria storica alla città di frontiera non ha senso storiografico.

Ha senso parlare di Risorgimento a Gorizia?

A Gorizia è stato costituito un Comitato dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Il problema è che a Gorizia, durante il Risorgimento, l'Italia non c'era.

Nel 1906 venne costituito il Comitato nazionale per la storia del Risorgimento, dal quale avrebbe avuto origine l'attuale Istituto per la storia del Risorgimento italiano. La sua missione è promuovere gli studi sul processo che portò alla nascita dello Stato unitario italiano e, più in generale, sul cosiddetto "lungo Ottocento". Non è una questione di merito delle persone coinvolte, ma di senso dell'operazione: applicare a Gorizia una categoria pensata per un altro processo storico, in un altro contesto geografico, con altri protagonisti.