Una stella alpina sulla sabbia
di Sibilla Pinocchio
Hai mai visto una stella alpina sulla sabbia?
Ti sto per svelare come mai ho posto questa domanda.
In questo torrido inizio d’estate, cosa c’è di più innocuo di un gioco con l’acqua?
Le mamme preparano per i loro bimbi profumati elisir, le influencer consigliano di seguire le vibrazioni e fidarsi dell’istinto e scegliere così, senza leggere nessuna informazione botanica o erboristica, le corolle da immergere nell’acqua di San Giovanni.
Negli ultimi due anni, scrollando i social, ho notato un cambiamento: ci sono bellissimi reel con i riti floreali, foto mozzafiato in cui galleggiano esotiche corolle acchiappa like, hashtag in tendenza e i testi che accompagnano i post? Sottolineano l’utilizzo di fiori selvatici, ma nella ciotola ci sono orchidee phalaenopsis, agapanthus indaco, plumbago, vistosi frangipane, grandi ibischi e tante passiflore.
Dov’è finita l’acqua di sorgente?
E la ricerca della vegetazione nei prati lontani dalla città e dal suo smog?
È più comodo fare due passi e arrivare in giardino, dove magari i rosai e le ortensie sono trattate con concimi chimici e insetticidi che sterminano le api.
Un tempo, la flora spontanea veniva scelta perché era l’emblema della forza: non aveva bisogno delle cure dell’uomo, poteva radicare sui muri o sulle tegole, con poca terra e senza una serra a proteggere i boccioli dalle intemperie. Piante nutrite solo dalla pioggia, sferzate dal vento e battute dalla grandine, eppure i loro steli, fiorivano. Un piccolo miracolo. Ripetuto centinaia, migliaia di volte e ancor di più, grazie alla biodiversità.
"I miei fiori preferiti sono quelli selvatici, spontanei, liberi, indomabili. Quelli che fioriscono senza essere annaffiati, quelli che profumano di rivoluzione, quelli che donano a sé stessi il diritto a crescere in tutti i luoghi dove la gente pensa che non avrebbero mai potuto farlo” diceva Hermana Águila.
La moda ha trasformato la tradizione.
Ormai, non ci sono più le piante tramandate per generazioni da una donna all’altra, da bocca ad orecchio, e custodite come un ricordo prezioso. Le informazioni erano orali, poi qualche studioso di folklore o gli antropologi le hanno trascritte. Ma in pochi le leggono e così capita che io abbia risvegli bruschi.
Fra il frinire delle cicale, di mattina presto, c’è un suono che nel dormiveglia non riconosco come la sveglia. È il cellulare che squilla. “è lei Sibilla Pinocchio? Qui è il pronto soccorso”
Un improvviso sudore freddo accompagna il mio sì.
“Possiamo fare una videochiamata? Dei fiori hanno provocato una reazione allergica e non sappiamo cosa sono. Il paziente ha due anni”.
Un sacchetto che contiene un pot-pourri di corolle fradice viene aperto sullo schermo. Le app di riconoscimento della vegetazione sono quasi inutili in questi casi. Individuo alcune piante tossiche, come il rincospermo o falso gelsomino, l’alstroemeria e gli oleandri.
Ciò che è bello e delicato sembra innocuo? Nessuno ricorda la fine di Socrate con la candida e velenosa cicuta?
È così, le sostanze pericolose vengono sottovalutate e l'acqua di San Giovanni e la sua rugiada non portano più la buona sorte ma rash cutanei.
Una volta, per il rituale si usavano la malva, la salvia pratensis, la camomilla e tante altre spontanee identificate da un contatto quotidiano con la natura.
Ora non ci sono le semplici erbe officinali che usavano le nostre nonne ma corolle appariscenti. Perfette per un post su Instagram, un po’ meno per la pelle.
Il punto è questo: l'Acqua di San Giovanni non è solo un bouquet profumato messo a mollo. È un macerato che entra in contatto diretto con la nostra epidermide. E qui nasce il problema delle good vibes abbinate alla scelta dettata dal fato. Le varietà tropicali o quelle ornamentali, di cui ignoriamo la classificazione botanica e di conseguenza quale uso possiamo farne. Molte di queste specie, per difendersi in natura, hanno sviluppato sostanze irritanti, linfe tossiche o composti fotosensibilizzanti. Cosa succede se mettiamo in infusione un fiore sconosciuto?
Molte piante ornamentali contengono ossalato di calcio o latici irritanti che, a contatto con l'acqua tiepida e il sole, scatenano dermatiti da contatto.
Alcune piante contengono furo cumarine. Se vi lavate con quell'acqua e poi vi esponete al sole, la vostra pelle potrebbe reagire con ustioni, bolle e macchie indelebili.
Con terrore, ammetto che il fascino dell'estetica ha vinto sulla saggezza botanica. Ci siamo dimenticati che la natura non è solo decorazione. È chimica.
Se volete onorare la tradizione, tornate alle radici. Mi raccomando: siate curiosi, ma soprattutto sicuri.
La conoscenza è alla base della raccolta consapevole.
Come possiamo fare? Ecco tre regole d'oro:
Regola numero uno: Identificazione certa. Non raccogliere mai un fiore se non sei in grado di dargli un nome preciso, non solo un 'nome comune', ma il nome scientifico. Se il fiore è ornamentale e viene da un vivaio, ricorda: le piante vendute a scopo decorativo vengono spesso trattate con pesticidi e fertilizzanti sistemici che finiscono inevitabilmente nella tua acqua.
Regola numero due: Il test del patch. "Se hai dei dubbi su una pianta che ritieni sicura, fai un test: stropiccia una foglia su una piccola zona interna dell'avambraccio. Aspetta 24 ore. Se non c'è arrossamento o prurito, la tua pelle è probabilmente tollerante. Ma attenzione: questo non esclude reazioni più complesse dopo l'esposizione al sole. E soprattutto: i bambini, gli anziani e le persone fragili possono essere più sensibili. Per chi soffre di un’allergia alle graminacee dovrebbe essere facile intuire cosa evitare.
Regola numero tre: Il territorio. "La tradizione di San Giovanni è legata al territorio locale. Usare piante esotiche significa ignorare il legame profondo tra la stagionalità del luogo in cui vivi e le proprietà delle piante che crescono naturalmente attorno a te."
Suggerisco meno estetica per i feed e più erbari. La natura è generosa, ma vanno rispettate le sue leggi e anche la nostra storia ancestrale.
Ci vorrebbe un marchio che possa proteggere la cultura dei riti stagionali. In modo che i Krampus non migrino fra gli ombrelloni delle spiagge e le piante estive non siano un elenco di piante sconosciute a San Zuàn. Insomma, hai mai visto una stella alpina sulla sabbia?





