Da Pier Vittorio Tondelli a Fabrica, una vita nella letteratura e nella cultura italiana. Il ritratto di uno scrittore che la sua città non ha mai davvero riconosciuto.
Nato a Gorizia nel 1966 e morto a soli 42 anni, Filippo Betto ha attraversato una delle stagioni più vivaci della letteratura italiana contemporanea, tra Pier Vittorio Tondelli, la narrativa degli anni Novanta, il teatro e l'esperienza internazionale di Fabrica. A raccontarlo oggi sono anche le persone che lo hanno conosciuto e sua sorella Michela, che ha contribuito a ricostruire alcuni passaggi della sua breve vita.
«Forse è quella più vera come foto». Così mi ha scritto Michela Betto, sorella di Filippo, inviandomi una fotografia scattata a Treviso da un collega, quando lo scrittore lavorava a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton. È un'immagine degli ultimi anni della sua vita. Filippo guarda l'obiettivo attraverso gli occhiali dalla montatura scura, con una sigaretta tra le dita. Michela riconosce in quel ritratto i segni della sua personalità, comprese le cicatrici lasciate dalle numerose cadute, materiali e psicologiche, che avevano segnato la sua esistenza.






