Questo tentativo di creare una sorta di Kosakenland nel Nord Italia ebbe conseguenze profonde sulle comunità locali. Case requisite, campi occupati, risorse sottratte, convivenze forzate. Per le popolazioni civili fu un’esperienza traumatica, fatta di paura, adattamento e silenzio. Una guerra vissuta non nei grandi fronti, ma nella quotidianità.
Mutuando il titolo di un programma televisivo di successo, vorrei proprio che Gorizia fosse considerata, di nuovo, città d'eccellenza del bel vivere: una città a misura d'uomo. Una città, insomma, dove si va a vivere con piacere. Per non parlare, poi, del suo territorio, ricchissimo di storia, tradizioni, luoghi bellissimi da scoprire.
I cosacchi in Carnia. E fino a Gorizia
Gorizia, vista da chi è arrivato
All’epoca le famiglie erano numerose e gli alberi genealogici diventavano labirinti. Per questo l’aver ritrovato dei cugini è stato, per me, motivo di autentica gioia: mi hanno consegnato frammenti di vita che, considerando che Luisa ha vissuto a lungo a Buenos Aires, mi sarebbero stati difficilissimi da recuperare altrimenti. Sono arrivati con quei meravigliosi album di famiglia di una volta, in velluto, colmi di fotografie: Luisa, sua figlia Rufina, istanti privati che ora chiedono di essere rimessi in ordine, compresi, raccontati. Da qui nasce il tentativo – ambizioso, lo so – di ricostruire la storia di una donna straordinaria, che fu anche la compagna del primo presidente dell’Argentina eletto democraticamente.
L’ultima vendemmia di Damijan. Appunti da un incontro tra vento, vino e silenzio
L’ho conosciuto che non aveva nemmeno diciott’anni. Un ragazzino magro, curioso, con quella luce negli occhi che hanno solo quelli che sanno già cosa vogliono, anche se non lo dicono. Ci siamo conosciuti per lavoro, con una simpatia mai venuta meno. E in tutti questi anni l’ho visto crescere. No, Damijan Podversic non è un vignaiolo qualsiasi. È uno di quelli che ha scelto di fare il vino come si fa una poesia. Con ascolto. Con ostinazione. Con visione. Ha fatto del vino un linguaggio. Lo ha lasciato respirare, gli ha permesso di dire qualcosa che andasse oltre il bicchiere. Perché ci sono persone che coltivano la vite. E poi ci sono persone che coltivano un’idea.
Nora Pincherle. L'interprete di de Gaulle
Nora nasce a Fiume il primo aprile del 1914, in una città destinata a cambiare più volte confine e appartenenza. Cresce in una famiglia ebraica abituata al plurilinguismo come pratica quotidiana: italiano, tedesco, ungherese. Le lingue non sono un ornamento, ma un modo per stare al mondo. Negli anni Trenta si trasferisce a Roma, dove studia Scienze Politiche. È una scelta tutt’altro che scontata per una donna dell’epoca. Si laurea nel 1938, proprio mentre le leggi razziali la escludono improvvisamente dalla cittadinanza piena. Poco dopo sceglie Parigi. È un esilio, ma anche un approdo.



