Chi era Ossi Czinner: l’artista del confine dimenticata tra Trieste e il Friuli

Ci sono storie che non arrivano dai libri, ma affiorano quasi per caso, come se fossero rimaste in attesa del momento giusto. Tra i ricordi della mia esperienza lavorativa, ce n’è uno che mi è rimasto particolarmente impresso. Avevo appena iniziato a lavorare nell’ufficio tecnico quando l’ingegnere capo mi fece chiamare nel suo ufficio e mi presentò Agostino Piazza, Tino da Noale. Fu in quell’occasione che compresi quale sarebbe stato il mio incarico: occuparmi dei bandi di concorso nazionali per l’abbellimento artistico degli edifici pubblici. Per me, che non avevo alcuna preparazione artistica, si trattò di una vera rivelazione. Entrai in contatto con artisti non solo regionali, ma anche nazionali, e un mondo che fino a quel momento mi era rimasto estraneo cominciò lentamente a parlarmi.

Il cavallino d’oro celebra i trent’anni dell’Isola della Cona

Riserva naturale della Foce dell’Isonzo: natura, birdwatching e itinerari a pochi chilometri da Gorizia

In un anno in cui il nostro territorio è sempre più al centro dell’attenzione per il turismo culturale e di prossimità, può sembrare quasi paradossale dover ricordare che a pochi chilometri da Gorizia esiste uno degli ambienti naturali più significativi dell’intero Nord Adriatico. Eppure è così. L’Isola della Cona, che proprio quest’anno celebra i trent’anni dall’istituzione della riserva naturale, continua a essere per molti un luogo “vicino ma sconosciuto”, una meta rimandata, una gita che si promette di fare prima o poi.

Nei mesi scorsi ho scritto un libro di fiabe ambientate nei luoghi del nostro territorio. La tipografia me ne ha consegnato le copie proprio nei giorni scorsi: hanno ancora quel buon odore delle cose fresche di stampa, che invita ad aprirle e sfogliarle piano. Un modo semplice, quasi giocoso, per invitare i bambini — e con loro anche i genitori — a fare quelle gite “fuori porta” che a volte dimentichiamo di fare proprio dove viviamo. Nel libro si incontrano le gallerie del Brestovec, la grotta di San Giovanni d’Antro, le cicogne di Fagagna ed anche l’Isola della Cona. Qui vive il cavallo Lino, che deve ancora decidere cosa vuole essere.

Pasquale De Simone: l’esule che costruì il dialogo sul confine di Gorizia

C’è un’assenza che pesa. Nel tempo in cui Gorizia e Nova Gorica sono state Capitale europea della cultura, il nome di Pasquale De Simone è rimasto ai margini del racconto pubblico. Non per mancanza di merito, ma forse per quella discrezione che ha caratterizzato tutta la sua vita. Eppure, proprio nel momento in cui la città ha celebrato il superamento del confine, sarebbe stato naturale — e doveroso — ricordare chi, quando quel confine era ancora chiuso e carico di tensioni, ha lavorato perché diventasse uno spazio di relazione.

Il giorno della sua morte è allora l’occasione per restituire questa mancanza, senza polemica ma con chiarezza. Perché alcune figure non chiedono celebrazioni, ma attenzione. E se non vengono nominate, il rischio non è solo l’oblio: è la perdita di continuità tra ciò che siamo stati e ciò che diciamo di essere oggi.