Tra i relatori, l’intervento del professor Pupo è stato quello che più ha centrato il tema: non soltanto per la chiarezza espositiva, ma per la capacità di mostrare come il concetto di confine acquisti senso solo se messo in relazione con quello di frontiera, e come la storia e la memoria incidano concretamente nella vita delle comunità. Per questo ho cercato, insieme a lui, di ricondurre in forma di dialogo i nodi principali della sua riflessione. Il suo percorso di studioso — anche come membro della Commissione mista storico-culturale italo-slovena — costituisce infatti un osservatorio privilegiato per comprendere queste dinamiche. Era inoltre un incontro che desideravo da tempo: alcuni suoi lavori fanno parte della bibliografia consigliata nel mio volume Donne tra due mondi, proprio perché aiutano a leggere le esperienze individuali dentro la complessità delle terre di frontiera.
Mutuando il titolo di un programma televisivo di successo, vorrei proprio che Gorizia fosse considerata, di nuovo, città d'eccellenza del bel vivere: una città a misura d'uomo. Una città, insomma, dove si va a vivere con piacere. Per non parlare, poi, del suo territorio, ricchissimo di storia, tradizioni, luoghi bellissimi da scoprire.
Intervista al prof. Raoul Pupo — Confini, frontiere, storia e memoria
La cappella tra le montagne e la storia di Paola Gonzaga
Un anno senza Sergio Tavano. Lo storico che insegnò a Gorizia a guardarsi allo specchio
Valentin Stanič Il prete che insegnò a parlare al silenzio
In questo scenario emerge la figura di Valentin Stanič (1774-1847), sacerdote di origine slovena destinato a lasciare tracce profonde ben oltre i confini cittadini. Il suo nome riecheggerà dalle vette alpine fino alle aule di una scuola molto speciale. Sacerdote, alpinista, educatore, tipografo, promotore della vaccinazione e difensore degli animali: una personalità impossibile da rinchiudere in una sola definizione. La sua è una storia di montagne scalate e silenzi spezzati, di fede e scienza, di cultura e compassione.



