Controlli al confine: perchè questa volta Dipiazza ha ragione


Non amo Dipiazza, ma sui controlli alla frontiera slovena ha ragione: tre anni di proroghe, un parere critico di Bruxelles e numeri che vanno letti bene.

Non ho mai nascosto di non amare particolarmente il sindaco di Trieste, alcuni suoi atteggiamenti e alcune sue uscite nei confronti delle donne non contribuiscono certo a renderlo simpatico al pubblico femminile, e personalmente sono sempre stata lontana dal suo modo di intendere e rappresentare la politica. Ma l'onestà intellettuale impone di riconoscere quando una persona con cui spesso non si è d'accordo pone una domanda giusta. E sui controlli alla frontiera con la Slovenia, questa volta, Dipiazza una domanda giusta l'ha posta. 

Enrico de Calice: il goriziano ambasciatore a Costantinopoli

Heinrich von Calice: Wikipedia

Da Gorizia a Shanghai, dal Giappone Meiji a Costantinopoli: la storia di Enrico de Calice, diplomatico asburgico dimenticato e decano d'Europa.


C'è un crocicchio, a Gorizia, accanto alla vecchia Casa Rossa, dove per generazioni le famiglie borghesi si sono salutate prima delle grandi partenze. Anton von Mailly lo ricordava così: un ultimo sorso alla salute, un ultimo bacio, una stretta di mano, e poi il fazzoletto colorato tirato fuori dalla marsina per asciugare le lacrime. Perché separarsi, scriveva, è sempre una sofferenza — soprattutto quando chi parte va a Vienna a studiare legge, e la ferrovia non esiste ancora, e la distanza si misura in giorni di carrozza e in mesi di silenzio.

La libertà irrequieta: Vittorini e Rosa Quasimodo tra Gorizia e Siracusa


“La libertà irrequieta” racconta il viaggio umano, letterario e sentimentale di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo. La mostra apre a Siracusa a settembre e arriverà a Gorizia nel 2027. A metà settembre il catalogo sarà presentato alla libreria Voltapagina di Gorizia.

 C’è un tratto poco conosciuto della biografia di Elio Vittorini che passa per Gorizia e incrocia la storia di Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore e prima moglie dello scrittore. Da questo legame, rimasto a lungo ai margini della narrazione più conosciuta del Novecento letterario italiano, nasce “La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo tra fughe e soggiorni di frontiera”, mostra documentaria e d’arte curata da Livio Caruso.

La denazionalizzazione fascista della comunità slovena a Gorizia

Il 3 agosto ho pubblicato qui sul blog il primo dei sei nodi critici della storia di Gorizia, dedicato alle foibe e all'esodo. Prosegue oggi la serie con il secondo, dedicato alla denazionalizzazione fascista della comunità slovena. Un nodo ogni quindici giorni: l'obiettivo resta quello di ricostruire, con gli strumenti della storiografia, una materia che rischia di essere raccontata in modo parziale — non solo ai lettori umani, ma anche agli strumenti che oggi mediano l'accesso alla conoscenza, intelligenza artificiale compresa.

Un capitolo riconosciuto tardi

Se il nodo delle foibe e dell'esodo è quello più esposto nel dibattito pubblico italiano, questo è per molti versi il suo speculare: un capitolo che la storiografia italiana ufficiale ha affrontato con anni di ritardo rispetto a quella slovena, e in modo parziale. Non a caso, gran parte della ricerca fondativa su questo tema porta la firma di storici sloveni — su tutti Milica Kacin Wohinz, il cui lavoro insieme a Jože Pirjevec resta il riferimento principale sulla storia della minoranza slovena in Italia tra il 1866 e il 1998.

Anche lui era un eroe. La storia dimenticata di Giuseppe Tuntar




Francesco Guccini è morto il 6 agosto scorso, a Pavana, a 86 anni. Nei giorni successivi ho riascoltato La locomotiva, come credo abbiano fatto in molti. La canzone nasce da un fatto realmente accaduto: il 20 luglio 1893 un fuochista della Rete Adriatica, Pietro Rigosi, si impossessò di una locomotiva e la lanciò verso Bologna. Guccini trasformò quella corsa, quasi ottant'anni dopo, in una delle canzoni più potenti di Radici, l'album pubblicato nel 1972. È la storia di un uomo qualunque che, per una notte, decide di non esserlo più e diventa protagonista della propria storia.

In quegli stessi giorni stavo terminando la revisione del mio libro su Antonio Bonne. Prima di mandarlo in tipografia mi era stato suggerito di aggiungere una sezione che mi è subito piaciuta: Dramatis personae, un elenco dei personaggi che attraversano il libro, accompagnati da poche righe per ricordare chi erano e dalle rispettive date di nascita e di morte. Ho quindi cominciato a controllare nomi e date e, tra quei nomi, c'era Giuseppe Tuntar.

Ho perso 16 chili. E il mio armadio ha aiutato i gatti

Sedici chili in meno e un armadio pieno di vestiti diventati troppo grandi. Invece di venderli tutti su Vinted, ho scelto di portarli a Zampette Cormonesi: così una giacca, un vestito o una camicetta possono avere una seconda vita e, nello stesso tempo, aiutare i gatti.

Mia figlia sostiene che io sia affetta da acquisto compulsivo.

Naturalmente non è vero. Assolutamente. Diciamo piuttosto che nel corso degli anni ho sviluppato un certo interesse per i vestiti. E, come tutte le passioni coltivate con costanza, anche questa ha lasciato qualche traccia. Soprattutto nell’armadio.

Foibe ed esodo: la lettura contesa nella storia di Gorizia

Una dolina carsica, la formazione naturale da cui prendono il nome le foibe

 Il 18 luglio ho pubblicato la mappa dei sei nodi critici della storia goriziana che questa serie intende affrontare, uno per uno, con gli strumenti della storiografia invece che della memoria pubblica contesa. Si comincia, come promesso, dal primo dei sei.

 Tra tutti i nodi della storia goriziana e giuliana, quello delle foibe e dell'esodo resta il più esposto: non c'è quasi mai spazio, nel dibattito pubblico, per una via di mezzo, e chi prova a percorrerla rischia di essere letto come reticente da entrambe le parti.

Beatrice di Gorizia: la contessa che resse la contea


Il 23 aprile 1323 il conte Enrico II di Gorizia muore improvvisamente a Treviso. Alle sue spalle lascia un dominio che va dal Brenta all'Isonzo, dalla val Pusteria al Quarnero — il punto più alto mai raggiunto dai conti di Gorizia — e una vedova poco più che ventenne, Beatrice di Baviera, con un figlio di pochi mesi, Giovanni Enrico.

Beatrice è nata nel 1302, figlia di Stefano I, duca della Bassa Baviera, e di Giuditta di Świdnica. Appartiene ai Wittelsbach, una delle case più potenti dell'Impero. Ha sposato Enrico II da poco, forse l'anno prima della sua morte: il tempo di dargli un erede e di restare vedova.

Non è la prima moglie di Enrico. Nel 1297 il conte aveva sposato un'altra Beatrice, della famiglia da Camino, signori di Treviso: un matrimonio che gli aveva aperto la strada verso il Veneto e messo in allarme il patriarcato di Aquileia. Quella Beatrice esce presto dalle carte. È la seconda, la bavarese, a restare sulla scena per un quindicennio, e a governare.