L’ho conosciuto che non aveva nemmeno diciott’anni. Un ragazzino magro, curioso, con quella luce negli occhi che hanno solo quelli che sanno già cosa vogliono, anche se non lo dicono. Ci siamo conosciuti per lavoro, con una simpatia mai venuta meno. E in tutti questi anni l’ho visto crescere. No, Damijan Podversic non è un vignaiolo qualsiasi. È uno di quelli che ha scelto di fare il vino come si fa una poesia. Con ascolto. Con ostinazione. Con visione. Ha fatto del vino un linguaggio. Lo ha lasciato respirare, gli ha permesso di dire qualcosa che andasse oltre il bicchiere. Perché ci sono persone che coltivano la vite. E poi ci sono persone che coltivano un’idea.
Mutuando il titolo di un programma televisivo di successo, vorrei proprio che Gorizia fosse considerata, di nuovo, città d'eccellenza del bel vivere: una città a misura d'uomo. Una città, insomma, dove si va a vivere con piacere. Per non parlare, poi, del suo territorio, ricchissimo di storia, tradizioni, luoghi bellissimi da scoprire.
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L’ultima vendemmia di Damijan. Appunti da un incontro tra vento, vino e silenzio
Sono stata a trovarlo domenica scorsa.
Avevo bisogno di staccare, di respirare un’aria diversa — e lì, su quel monte che sembra sfiorare il cielo, ci sono riuscita.
Lui ed Elena, come sempre, mi hanno accolta con gentilezza.
In quel luogo magico, dove il silenzio sa parlare, perfino la mia fastidiosa irritazione agli occhi (che il medico attribuisce allo stress) si è fatta più leggera.
Come se anche il corpo, per un attimo, avesse trovato quiete.
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