A Gorizia tutto può succedere


Anche se amo favole e leggende, (perché c’è sempre se non un fondo di verità, perlomeno una morale) non avrei mai creduto di poter, un giorno, conoscere un discendente di Giacomo Ceconi. L’originario costruttore e proprietario della bellissima villa del complesso delle Orsoline dalle quali ho frequentato la scuola materna e le elementari e che, fin da piccola quindi, mi aveva sempre affascinata. Chi sia costui, ahimè, qui a Gorizia non sono in molti a saperlo. Ben diversa e migliore sorte gli è toccata in quel  di Udine, che gli ha intitolato una scuola ed una via. Abbiamo, invece, una via dedicata a Teobaldo Ciconi (San Daniele del Friuli, 1824 – Milano, 1863) giornalista, poeta e drammaturgo italiano. Misteri della toponomastica. E dire che Giacomo Ceconi è l’esempio regionale più eclatante del self made man, oggi tanto di moda.

Da Sissi a Kitzmüller


In tutta sincerità, se mi sento – profondamente – cittadina europea,  non credo proprio di poter dire di sentirmi italianissima; essendo stati i miei nonni, bisnonni, trisavoli, e via dicendo, cittadini asburgici. Insomma, è soltanto perché Gorizia è stata occupata dall’esercito italiano nel 1916 (e quindi, annessa all’Italia) che io – nata a Gorizia nel 1950 - mi posso oggi considerare cittadina italiana. Ed è forse anche per queste origini, che sono già tanti coloro i quali hanno mostrato un così rilevante interesse per la mostra dedicata a Sissi ed inaugurata nei giorni scorsi al museo di Santa Chiara; perché chi ha nel proprio DNA elementi formati in questa terra di confine, non può non amare il passato (in senso lato) di questa vecchia signora, la cui grandezza si era manifestata durante il periodo di appartenenza all’impero austriaco. Così come traspare da ville, palazzi, viali e giardini.

I cittadini illustri di Anna Cecchini



Anna Cecchini è una creativa ed un poco, a dire il vero, la invidio proprio. Perché essere “artisti” a 360 gradi non è da tutti. Anzi, è per pochi. A me è capitato di conoscerla personalmente da poco; e proprio nell’ambito della rassegna “Incontri, racconti e luoghi”. Anche se, è stata lei a ricordarmelo, abbiamo avuto dei contatti per motivi di lavoro una vita fa. Ecco! Lei ha anche quella memoria che a me ormai fa difetto. Ma non mi lamento proprio. Perché la mia teoria è che ogni anno che passa, lungi dal crucciarmi per l’avanzare inesorabile del tempo, sono felice per l’aumentata ricchezza di esperienze e conoscenze. In questo caso Anna! Goriziana di adozione vive ormai da molti anni in città, mixando l’amore  per la letteratura con l’esplorazione del territorio.

Lo spettro greco: realtà e finzione nella Gorizia del dopoguerra


Riccardo Bellandi, toscano, come emerge inequivocabilmente dalla sua parlata, ha deciso, assieme alla famiglia, di stabilirsi qua a Gorizia. E ne è rimasto affascinato: della città e della sua storia. Nulla di più ovvio quindi per lui, appassionato di storia, di collocare qua in zona il suo ultimo romanzo ambientato nell'autunno 1946.
L'Italia, uscita sconfitta e prostrata dal conflitto, è sull'orlo di una guerra civile con l'Armata jugoslava che preme ai confini orientali. I servizi segreti degli Stati Uniti organizzano una rischiosa missione a Gorizia, città di confine occupata dagli angloamericani e rivendicata da Tito. Obiettivo: indebolire l'ala filojugoslava e rivoluzionaria del Pci, e scongiurare così lo scoppio di una guerra civile come in Grecia.

Gorizia e la centralità di un mondo da scoprire



slap kozjak, a Caporetto

Where do you came from? Quando, all’estero, qualcuno me lo chiede, per andare sul sicuro la mia risposta è sempre: a little town near Venice. Perché tutti, nel mondo, sanno dov’è Venezia. Mentre tantissimi, anche in Italia, non hanno la minima idea di dove si collochi, geograficamente, Gorizia.
Soltanto una volta, ed il mio stupore è stato grande, quando a Malacca, in Malesia, un occidentale che gestiva un bar e dove mi ero rifugiata per trovare un pochino di refrigerio, mi aveva ribattuto con un “Near Venice, ….. where?” Praticamente impossibilitata a rispondere con il nome della minuscola cittadina sconosciuta al di fuori della regione, risposi con convinzione: Trieste!

Il Commissariato di frontiera indaga; Elena De Vecchi ce lo racconta, tra realtà e finzione



Si dice a volte che la realtà supera la fantasia. Credo proprio che per quanto riguarda la situazione di criticità strutturale degli uffici di polizia Elena De Vecchi ci sia andata molto vicino, nel descrivere lo scarno inventario degli arredi che compongono gli uffici di polizia. E non solo quello ubicato nel quartiere Montesanto a Gorizia, in cui lavorano i protagonisti dei suoi primi romanzi gialli Stanca morta e Papir. Ovvero, l’ispettore Kaucich, il capo dell’anticrimine di Nova Gorica Devetak,  l’assistente Zingerle, l’agente Bregant, ed il sovraintendente Casertano. Personaggi la cui storia si incrocia con i protagonisti don Miro e la sua perpetua Dragica,  Marilù, la misteriosa Chantal , Vijola, ed il fante austroungarico Isidoro che scriveva a casa dal maledetto fronte orientale.

Incontriamo Giorgio Mosetti ed i suoi personaggi nelle vie della città

Di Lia Gregoretti

Secondo incontro per l'iniziativa di questo blog "Incontri, racconti e luoghi", mercoledì 17 gennaio alle 17.30 alla sala Dora Bassi di via Garibaldi a Gorizia. Protagonista sarà Giorgio Mosetti, del cui sorriso quasi imbarazzato di fronte ai riconoscimenti che riceve, e che cerca di nascondere dietro un ciuffo ribelle, abbiamo già avuto un'anteprima la scorsa settimana, come introduzione all'incontro con Emilio Rigatti.