La libertà irrequieta: Vittorini e Rosa Quasimodo tra Gorizia e Siracusa


“La libertà irrequieta” racconta il viaggio umano, letterario e sentimentale di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo. La mostra apre a Siracusa a settembre e arriverà a Gorizia nel 2027. A metà settembre il catalogo sarà presentato alla libreria Voltapagina di Gorizia.

 C’è un tratto poco conosciuto della biografia di Elio Vittorini che passa per Gorizia e incrocia la storia di Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore e prima moglie dello scrittore. Da questo legame, rimasto a lungo ai margini della narrazione più conosciuta del Novecento letterario italiano, nasce “La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo tra fughe e soggiorni di frontiera”, mostra documentaria e d’arte curata da Livio Caruso.

La prima tappa sarà a Siracusa dal 12 al 30 settembre 2026, nella città natale di Vittorini, in coincidenza con il sessantesimo anniversario della sua morte. La mostra arriverà poi a Gorizia dal 13 al 29 settembre 2027, al Kulturni Center Lojze Bratuž, nel centenario dell’arrivo in città di Vittorini e Rosa Quasimodo.

Il progetto è nato proprio a Gorizia. Nella premessa al catalogo Caruso racconta che l’idea iniziale, maturata insieme a Marco Menato, si è sviluppata anche sull’onda dell’episodio del podcast Voci dal Confine dedicato a Rosa Quasimodo e al periodo goriziano della coppia. L’intenzione è stata fin dall’inizio quella di andare oltre una tradizionale mostra d’arte, costruendo un percorso capace di mettere in relazione ricerca storica, letteratura, fotografia, documenti e produzione artistica contemporanea.

Il punto di partenza è una vicenda privata che diventa storia culturale. Vittorini e Rosa, dopo la loro contrastata fuga d’amore e il matrimonio del settembre 1927, arrivano a Gorizia, dove si era già stabilito Vincenzo Quasimodo, fratello di Rosa. La città diventa per loro luogo di approdo, di ricomposizione familiare, ma anche spazio nel quale il giovanissimo Vittorini comincia a costruire il proprio percorso intellettuale. L’anagrafe goriziana registra la sua presenza dal settembre 1927 al febbraio 1929; la famiglia vive prima in Piazzutta, nella casa dalle persiane verdi di piazza Tommaseo, e successivamente in via dei Leoni.

Gorizia, dunque, non è soltanto una parentesi geografica. È uno dei luoghi nei quali esperienza personale e scrittura cominciano a intrecciarsi. Qui Vittorini lavora, mantiene i rapporti con il mondo letterario che lo porterà verso Firenze e Solaria, e qui nascono entrambi i figli della coppia. Rosa, a sua volta, conserverà della città una memoria profonda, fino a definirsi molti anni dopo una “donna di confine”, sospesa tra Sicilia e Gorizia.

La mostra costruisce attorno a questa storia una trama molto più ampia. Una parte importante è dedicata alla fotografia e, in particolare, al Fondo Luigi Crocenzi conservato dal CRAF di Spilimbergo. Crocenzi collaborò con Vittorini al Politecnico e soprattutto alla celebre edizione illustrata di Conversazione in Sicilia, uscita nel 1953. Il loro lavoro rappresentò una delle esperienze più innovative nel rapporto tra parola e immagine nell’Italia del dopoguerra: la fotografia non come semplice illustrazione del testo, ma come linguaggio narrativo autonomo.

Tra le presenze di particolare rilievo all’interno della mostra artistico-documentaria c’è anche Renato Guttuso. Della collezione della Biblioteca Museo “Elio Vittorini” di Siracusa fa infatti parte Le donne di Algeri, opera del 1957 che Guttuso dedicò personalmente a Vittorini e che, dopo la morte dello scrittore, passò alla sorella Jole. Il rapporto tra Guttuso e Vittorini, del resto, non fu occasionale: già tra il 1941 e il 1943 il pittore siciliano aveva realizzato una serie di disegni destinati a un progetto illustrato di Conversazione in Sicilia. Quelle tavole, rimaste a lungo inedite, furono poi pubblicate nell’edizione Rizzoli del romanzo del 1986. Un ulteriore tassello di quel dialogo fra letteratura e immagine che costituisce uno dei fili conduttori dell’intera esposizione.

Accanto ai documenti d’archivio, alle fotografie e alle testimonianze legate a Vittorini, il percorso comprende una vera e propria mostra d’arte contemporanea, con opere nate dal confronto con la figura dello scrittore, con Rosa e con i temi del viaggio, della libertà, della separazione, della frontiera e della scrittura. Vi partecipano, tra gli altri, Daniele Bredeon, Livio Caruso, Pranvera Gilaj, Francesca Graziano, Francesco Imbimbo, Lorella Klun, Giosuè Lizzio, Vera Elvira Mauri, Angelo Simonetti, Franco Spanò, Cristina Suligoi e Giuliana Susterini, oltre a Sergio Altieri e Vittorio Balcone nella sezione speciale.

Il progetto riserva inoltre uno spazio a Salvatore Quasimodo e ai suoi legami, meno noti, con Gorizia. Nel catalogo Antonella Gallarotti ricostruisce in particolare la pubblicazione, nel maggio 1926 sulla rivista goriziana Squille isontine, della poesia La càtarsi, una composizione giovanile rimasta fuori dalle principali raccolte e dalle bibliografie del poeta.

Ad accompagnare l’esposizione è un volume che, come sottolinea lo stesso curatore, difficilmente può essere definito un semplice catalogo d’arte. “La libertà irrequieta”, pubblicato da Lithos nella collana Studi e Strumenti, raccoglie contributi storici, letterari, archivistici e biografici, materiali documentari, fotografie, opere d’arte e poesia. Tra i testi figurano gli interventi di Marco Menato sui convegni goriziani dedicati a Vittorini, quello di Antonella Gallarotti sui frammenti goriziani di Salvatore Quasimodo, il contributo di Marilisa Bombi “Una città di confine, uno scrittore inquieto. Elio Vittorini e Gorizia” e il saggio di Giulia Letizia Sottile sulla storia d’amore tra Rosa ed Elio.

Il catalogo sarà presentato a metà settembre alla libreria Voltapagina di Gorizia, offrendo così al pubblico goriziano una prima occasione per conoscere il progetto un anno prima dell’arrivo in città della mostra.

È proprio questo doppio movimento, tra Siracusa e Gorizia, a dare senso all’intera iniziativa. Due città lontane, unite dalla vicenda di due giovani che nel 1927 cercarono altrove il proprio spazio di libertà. La Sicilia della partenza e il confine goriziano dell’approdo diventano così i due estremi di una storia privata che, quasi un secolo dopo, permette di rileggere da una prospettiva diversa anche la formazione di uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento.

2 commenti:

  1. Un articolo estremamente qualificato. Un profondo apprezzamento e ringraziamento a Marilisa Bombi. (Livio Caruso_DDS)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Livio! Tutto merito vostro che avete dato avvio a questo interessante progetto. E ti dirò che non vedo l'ora di avere il catalogo cartaceo in mano ....

      Elimina