Beatrice di Gorizia: la contessa che resse la contea

Il 23 aprile 1323 il conte Enrico II di Gorizia muore improvvisamente a Treviso. Alle sue spalle lascia un dominio che va dal Brenta all'Isonzo, dalla val Pusteria al Quarnero — il punto più alto mai raggiunto dai conti di Gorizia — e una vedova poco più che ventenne, Beatrice di Baviera, con un figlio di pochi mesi, Giovanni Enrico.

Beatrice è nata nel 1302, figlia di Stefano I, duca della Bassa Baviera, e di Giuditta di Świdnica. Appartiene ai Wittelsbach, una delle case più potenti dell'Impero. Ha sposato Enrico II da poco, forse l'anno prima della sua morte: il tempo di dargli un erede e di restare vedova.

Non è la prima moglie di Enrico. Nel 1297 il conte aveva sposato un'altra Beatrice, della famiglia da Camino, signori di Treviso: un matrimonio che gli aveva aperto la strada verso il Veneto e messo in allarme il patriarcato di Aquileia. Quella Beatrice esce presto dalle carte. È la seconda, la bavarese, a restare sulla scena per un quindicennio, e a governare.

Il problema, alla morte di Enrico, è capire chi debba tenere in mano un'eredità così vasta finché il bambino non sia in età di farlo da sé. Si fanno tre nomi: Beatrice, madre del piccolo; Alberto II, fratello del defunto conte; Enrico, duca di Carinzia e conte di Gorizia-Tirolo, cugino del morto. Si arriva a una spartizione: Beatrice prende l'amministrazione interna della contea, il duca di Carinzia la politica estera. Entrambi si fregiano del titolo di tutore.

È una soluzione che funziona a metà. I vassalli goriziani, abituati a un potere unico e concentrato — Enrico II non aveva mai dovuto rendere conto a nessuno — non sanno più a chi rivolgersi. Il 18 aprile 1324 i signori di Villalta chiedono a Beatrice l'investitura dei feudi che tenevano dalla casa di Gorizia. Lei risponde che non può accogliere la richiesta finché il duca Enrico non sia arrivato in Friuli. Stessa cosa succede a Fumia di Sovignacco, che aveva sposato un Boiani di Cividale: i suoi procuratori non sanno se rivolgersi al duca di Carinzia o al conte Alberto II. Il potere, diviso, si inceppa sulle cose minute.

Sulle cose grandi, invece, Beatrice agisce da sola. Nomina Ugo III di Duino capitano della contea — il più importante dei ministeriali goriziani, con "piena potestà in ogni cosa". Il 3 aprile 1324, a Gorizia, gli impegna in pegno il castello e la signoria di Barbana d'Istria, con il giudizio e tutte le entrate, per milleduecentoquarantasette marche e sette lire di denari beriani. È l'unico documento che attesti, per il periodo goriziano, l'esistenza di un castello a Barbana: senza quella carta, oggi non sapremmo nemmeno che c'era.

Gli anni seguenti sono un susseguirsi di atti amministrativi che raccontano, più di qualunque cronaca, cosa voglia dire tenere insieme un dominio che si allunga dalle Alpi Carniche fino all'Arsa. Nel 1331 Beatrice cede a Venezia il castello di Chersano — probabilmente un diritto che i Goriziani si erano semplicemente presi, senza che fosse mai del tutto chiaro a che titolo. Nel 1333, con il consenso di tutta la nobiltà del suo seguito, rinnova per altri dieci anni la tutela del duca di Carinzia sul figlio ormai decenne, impegnandosi a non nominare capitani né trattare grandi affari senza il consiglio dei suoi uomini. Nel 1334 concede in feudo a un certo Wollin von Turn il maniero di Raebel — quello che oggi si pensa fosse Castelnuovo d'Arsa — già appartenuto a un vassallo del suo defunto marito.

Sullo sfondo di questi anni c'è anche Sacile. Nel novembre 1333 Rizzardo da Camino, signore di Treviso, approfitta della debolezza della contea — e della sede patriarcale di Aquileia, vacante dalla morte di Pagano della Torre l'anno prima — per assediare e occupare la città. Sono i Goriziani, comandati da Beatrice, a riconquistarla; il patriarcato la riottiene poi rimborsandole quattrocento marche. Non è un episodio isolato: dieci anni dopo la morte del marito, il nome di Beatrice compare ancora al centro delle vicende militari del Friuli, non solo delle sue carte amministrative.

Con il nuovo patriarca, Bertrando di San Genesio, insediato alla fine di ottobre del 1334, i rapporti si aprono bene: tra i primi atti del suo governo c'è la pace firmata proprio con la contessa Beatrice di Gorizia, prima ancora del concilio provinciale che Bertrando convoca il 29 maggio 1335. Dura poco. Nel 1336 Beatrice si rifiuta di restituire Venzone al patriarcato, e la guerra riprende: gli eserciti si scontrano sul Tagliamento nei pressi di Osoppo, i patriarcali vincono, la nobiltà goriziana viene messa in fuga nel castello di Braulins e costretta alla resa.

È in questi anni che la nobiltà ministeriale goriziana, i "migliori" più volte citati negli atti, comincia a pesare nelle decisioni della casa comitale in un modo che sotto Enrico II sarebbe stato impensabile. Non è un caso: un conte adulto e potente non ha bisogno di consultare nessuno; una reggenza sì. La lunga minorità di Giovanni Enrico — quasi vent'anni, fino alla spartizione definitiva del patrimonio goriziano nel 1342 — è il periodo in cui il potere dei conti di Gorizia comincia, lentamente, a diventare un potere negoziato.

Di Beatrice non sappiamo molto altro. Non un ritratto, non un carattere, quasi nient'altro che la sua firma su carte di pegno e di tutela. Sopravvive a lungo: muore nel 1360, quasi quarant'anni dopo il marito e ventidue dopo il figlio Giovanni Enrico, morto a sua volta giovanissimo nel 1338. Ma è nei suoi primi anni da vedova che tiene insieme la contea nel momento in cui più facilmente si sarebbe potuta sfaldare — tra Venezia che avanza in Istria, il patriarcato di Aquileia che approfitta della debolezza goriziana per riprendersi ciò che Enrico gli aveva tolto, e un figlio che per la maggior parte della sua infanzia non ha un potere da esercitare, solo un'eredità da aspettare.


Fonti utilizzate

  • Peter Štih, I conti di Gorizia e l'Istria nel Medioevo, Collana degli Atti n. 36, 2013 (documento caricato) — fonte principale per la reggenza, la divisione dei poteri del 1323, il pegno di Barbana (1324), la cessione di Chersano a Venezia (1331), il rinnovo della tutela (1333), il feudo di Raebel (1334)
  • Wikipedia (it), voce "Stefano I di Baviera" — data di nascita e morte di Beatrice (1302-1360), genitori
  • Wikipedia (it), voce "Gorizia (famiglia)" — quadro genealogico, prima moglie Beatrice da Camino
  • Treccani, Dizionario Biografico, voce "Camino, Rizzardo da" — assedio di Sacile del 1333, tensioni del 1336
  • Treccani, Enciclopedia Italiana, voce "Bertrando da San Ginesio"
  • Wikipedia (it), voce "Bertrando di San Genesio" — insediamento, cronologia del patriarcato
  • Francesco di Manzano, Gli Annali del Friuli, 1858 (capitolo su Bertrando, via extramuros.it) — pace tra Bertrando e Beatrice (1334-35), rottura del 1336 su Venzone, battaglia di Osoppo
  • Archeocarta del Friuli Venezia Giulia, scheda "Sacile (Pn). Centro storico", a cura di William Sambo, bibliografia: Tullio Miotti, 1980 — riconquista di Sacile nel 1333 e rimborso di 400 marche al patriarcato


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