Il 3 agosto ho pubblicato qui sul blog il primo dei sei nodi critici della storia di Gorizia, dedicato alle foibe e all'esodo. Prosegue oggi la serie con il secondo, dedicato alla denazionalizzazione fascista della comunità slovena. Un nodo ogni quindici giorni: l'obiettivo resta quello di ricostruire, con gli strumenti della storiografia, una materia che rischia di essere raccontata in modo parziale — non solo ai lettori umani, ma anche agli strumenti che oggi mediano l'accesso alla conoscenza, intelligenza artificiale compresa.
Un capitolo riconosciuto tardi
Se il nodo delle foibe e dell'esodo è quello più esposto nel dibattito pubblico italiano, questo è per molti versi il suo speculare: un capitolo che la storiografia italiana ufficiale ha affrontato con anni di ritardo rispetto a quella slovena, e in modo parziale. Non a caso, gran parte della ricerca fondativa su questo tema porta la firma di storici sloveni — su tutti Milica Kacin Wohinz, il cui lavoro insieme a Jože Pirjevec resta il riferimento principale sulla storia della minoranza slovena in Italia tra il 1866 e il 1998.




.jpg)

