Tesori cittadini: il giardino Viatori


Quando mercoledì scorso 22 maggio ho visitato, assieme ad un gruppo di amici, il Giardino Viatori il rischio della pioggia era alto. Questo maggio non ci ha regalato le belle giornate di sole alle quali, forse anche soltanto nell’immaginario, siamo abituati. Fortunatamente, invece, il cielo appena velato ha reso gradevolissima la riscoperta di questo tesoro cittadino che andrebbe visitato almeno un paio di volte all’anno, o anche di più, in contemporanea con le diverse fioriture delle camelie, delle azalee, delle magnolie, delle ortensie e via dicendo. Perché la sua ricchezza, come i veri giardini, è la sua mutevolezza, il suo trasformarsi di settimana in settimana, di mese in mese. Inverno compreso. Perfino il sottobosco, quello più nascosto sotto le azalee nella scarpata dal quale prende avvio il percorso delle visite guidate, è un profluvio di ellebori, bucaneve, primule e ciclamini. Ed è quindi un gran peccato che il giardino sia aperto al pubblico soltanto un paio di mesi all’anno. Anche se, fortunatamente, per i gruppi organizzati e previa prenotazione, è possibile la visita in tutti i mesi dell’anno.

Sua maestà la Rosa a Gorizia ed in regione


Il labirinto del castello di Cordovado

Credo di non essere la sola che si emoziona davanti alla magnificenza che la natura ci offre. Sia essa spontanea o costruita è lo stesso. Insomma, quando vedo una distesa di fiori non riesco a restare indifferente; ed infatti ho già segnato in agenda un'escursione sul monte Veliki Golica, per ammirare il tripudio di narcisi, che soltanto quest'anno ho scoperto esistere. Da gennaio in poi, non c’è mese in cui l’occhio e l’anima non abbiano l'opportunità di godere delle bellezze del creato; ma il mese di maggio è certamente quello più gratificante perché offre una moltitudine di occasioni straordinarie, sia in città che a un’ora o due da casa. Vediamole assieme.

Scoppia la Primavera a bordo strada


La Primavera, nonostante quest’anno non si sia ancora pienamente manifestata nella sua caratteristica principale, ovvero nelle temperature più miti, offre comunque mille motivi per deliziare occhi e spirito.  Soprattutto per coloro i quali hanno la possibilità, ovvero il tempo, per godere della natura che si trasforma, visitando i parchi ed i giardini della città, che sono comunque tanti, giardino Viatori in primis. Il giardino è visitabile nei pomeriggi (dalle 15 alle 19) dei giorni festivi e prefestivi fino al 2 giugno, con visita guidata alle 17. 

Peschi in fiore around Gorizia



Gli orti a Gorizia, città, sono soltanto un ricordo; ma il territorio circostante mantiene inalterato l’ambiente che per certuni di noi, ovvero coloro i quali hanno superato da diversi decenni gli “anta” rappresenta il ricordo delle gite fuori porta; quando alla domenica si andava a fare la scampagnata e non shopping al centro commerciale. Altri tempi in tutti i sensi. All’inizio di Primavera, ad esempio, la campagna sia subito al di là oltre confine, come immortalato dalle bellissime foto di Beny Kosic, sia verso la cosiddetta Bassa, anche i lati delle strade provinciali sono naturalmente dipinti dalle pennellate rosa dei fiori di pesco. 

Rocco Ceselin: il fotografo di Hollywood


Se c’è un film che, più di ogni altro, per me significa America è quello diretto ed interpretato da Clint Eastwood: “I ponti di Madison County” tratto dall’omonimo romanzo del 1992 di Robert James Waller e che Eastwood ha permeato di sensualità e tenerezza. Romanzo e film hanno presentato un’America rurale capace di affascinare, tanto quanto amavamo, da bambini, le torte che Nonna Papera preparava per i nipotini Qui Quo e Qua.

Grande guerra: non c’è proprio niente da ridere


Il centenario della Grande Guerra è ormai passato e l’inizio della Primavera, con il trionfo di colori nei giardini e nell’aria: cieli più limpidi e cespugli di forsizie  e di  chaenomeles japonica nelle diverse tonalità dal rosa pallido al rosso fanno capolino tra le ringhiere delle case. Obbligo, quindi, guardare avanti ed iniziare a programmare gite fuori porta, alla scoperta delle meraviglie del nostro  territorio. Un territorio internazionale, il nostro, perché ormai non c’è giorno in cui, per un motivo o per l’altro, non ci si rechi a Salcano, o a San Pietro o a Nova Gorica. Una volta, per definire la meta oltreconfine, era uso dire: vado di là. Oggi, di giorno in giorno, matura la consapevolezza di un unicum ed anche la pausa pizza la si fa a Rozna Dolina, subito dopo il sottopassaggio della ferrovia dove, fino al 1990 campeggiava il grande cartello “Jugoslavia”. Rozna Dolina o Valdirose o Borgo Rosenthal, com’era comunemente ed indifferentemente chiamata la zona, a ridosso del confine e alle pendici della collina del Rafut, sulla direttrice che collega Gorizia con la valle del Vipacco. Un nome la cui origine non è chiara, tenuto conto che i numerosissimi vivai presenti nell’area risalgono soltanto a metà dell’800, come ampliamente ha illustrato Liubina Debeni Soravito nella sua ricerca storica pubblicata sulla rivista Borg San Roc e, fortunatamente, disponibile online.
Sta di fatto che se non si conosce l’origine del nome della località Val di rose è comunque certo che la rosa ha trovato un ambiente assolutamente ideale nel quale crescere. Come ben lo dimostra il roseto del convento della Castagnavizza che a maggio si offre allo sguardo dei visitatori in tutta la sua magnificenza. Soprattutto con il tripudio di rose Bourbon. Un implicito ed involontario omaggio a coloro i quali sono seppelliti nella cripta del convento: gli ultimi Borboni di Francia.
Insomma, se Gorizia, a proposito di rose, non era famosa soltanto per il radicchio che decorava la tavola imperiale ma anche per il fiore che veniva coltivato nella Valdirose, all’epoca dell’impero austroungarico, questo indiretto omaggio agli ultimi re di Francia è la dimostrazione tangibile di come l’anima della sua gente è capace di esprimere e coniugare sensibilità, onore, bellezza.
Ed è lì, a 800 metri, tondi tondi dal confine che almeno dal punto di vista fisico non c’è più e forse ancor meno, in linea d’aria, dal convento di Castagnavizza, il cimitero ebraico racconta una città che non dovrebbe smettere mai di interrogarsi sulla propria storia.
Riflettevo a questo proposito una decina di giorni fa, mentre salivo il monte San Gabriele, fermandomi ad ogni tappa del percorso storico, non per la mancanza di fiato, ma per leggere. Per conoscere. E’ veramente encomiabile, infatti, il lavoro che la Slovenia ha realizzato in occasione del centenario della Grande guerra. Un percorso storico e didattico, in sloveno, italiano, inglese e tedesco, per spiegare ciò che i libri di storia non hanno mai realmente e correttamente raccontato. Una cartellonistica esaustiva (realizzata in partnership con l’Italia) che è di denuncia, di monito e non certamente di celebrazione. Ed è per questo motivo che ho considerato, che dire …. raccapricciante? il manifesto utilizzato per la mostra “Dal Piave all’Isonzo” organizzata dal Comune di Gorizia, in collaborazione di enti ed associazioni qualificate. Ma nessuno, Diomio, si è posto il problema che un bersagliere sorridente è un oltraggio alla memoria delle migliaia di morti, qualsiasi divisa essi abbiano indossato?
Quindi veramente GRAZIE in maiuscolo, ai nostri vicini di casa che hanno dimostrato come, con i fatti e con le parole, è possibile nei luoghi della memoria, raccontare gesta, orrori, sacrifici di uomini travolti in un'impresa senza senso.

Vili Prinčič e la vera storia della Grande guerra.


Gradisca d'Isonzo 22 febbraio

Sarà anche tutta una questione di algoritmi ma, quando cerco qualcosa sul motore di ricerca e mi esce tutt’altro rispetto all’oggetto di personale interesse, non riesco a smettere di stupirmi.  Ovviamente nel caso in cui l’argomento che mi appare è comunque di mio interesse ed anzi, sarebbe stato l'oggetto della ricerca successiva. E’ successo oggi che, inaspettatamente e fortunatamente, nel momento in cui era mia intenzione approfondire questioni attinenti il giardinaggio, mi è apparsa la pagina di presentazione del libro (di un anno fa) dello storico altoatesino Andrea di Michele il quale, nel libro “Tra due divise. La Grande Guerra degli italiani d’Austria”, anticipa di fatto la ricerca di Gianni Marizza presentata nelle scorse settimane con grande successo di pubblico, sia a Gorizia che nella sua città Natale, Gradisca d’Isonzo.