Genio e generosità a Gradisca: l'eredità del signor Fissan


Se dovessi chiedere indifferentemente ad un uomo o ad una donna che hanno avuto a che fare con culle e pannolini se il nome Fissan ricorda loro qualcosa non ho alcun dubbio sul loro stupore alla domanda. Ciò in quanto la pasta Fissan sta a neonato come brioche sta a cappuccino o come fantascienza sta a Guerre stellari.
Credo siano in pochi, invece, coloro i quali conoscono la storia del signor Fissan, come comunemente veniva chiamato Osiride Brovedani il quale, nella cantina di via Alberti 6 a Trieste, produceva la panacea per culetti arrossati. Uomo dalla complessa personalità, (Trieste, 11 febbraio 1893 – 2 luglio 1970) è stato un imprenditore e benefattore italiano. Non facile da comprendere e conoscere senza nominare le sue due creature: la Fissan e la Fondazione che porta il suo nome. In esse si racchiude, in un certo senso, tutta la vita di un uomo, che, dopo aver raggiunto l’apice della sua attività creativa e produttiva nella Fissan, si è voluto ricordare di quella che era stata la sua base di partenza ardua, difficile e sofferta, che lo indusse, in uno slancio di umana solidarietà ed altruismo, a voler risparmiare a quanti più giovani poteva le sue sofferenze e offrire loro la sua esperienza per affrontare la vita con quella serenità e sicurezza che a lui erano mancate.

A Loqua per trovare marito


Fa uno strano effetto, ad un goriziano, vedere le immagini di Lokve ricoperta (o quasi dalla neve). Perché, essendo ormai da tempo dismessi gli impianti sciistici, a Lokve (che prende il nome dalle pozzanghere che si formano in autunno sui prati) ci si va quasi esclusivamente d’estate. Per il semplice motivo che d’inverno non ci sono strutture adeguate che possono offrire un punch, un brulè o una cioccolata calda ai coraggiosi avventori che non si lasciano spaventare dal gelo, pur di godere del meraviglioso paesaggio dell’altipiano.

Dintorni


Gorizia è il cuore della regione Friuli Venezia Giulia e la regione è stata classificata da Lonely Planet, un paio di anni fa, come una delle 10 mete più belle al mondo. Ma molto spesso non siamo consapevoli di questa ricchezza perché ciò che vediamo ogni giorni viene dato per scontato. Eppure il nostro entroterra è qualcosa di meraviglioso e Beny Kosic ce lo ha dimostrato ancora una volta. Scatti immortalati durante la pausa pranzo in una giornata di lavoro: tanto è vicina la selva di Tarnova.

American life: ce la racconta Rocco Ceselin


Credo che nessuno, più di Guido Chiesa, sia riuscito a riassumere in un solo paragrafo le motivazioni del mito americano. Ma che cos`è poi questo mito americano e che ha contagiato anche me, anni fa, tanto da giungere al punto di andare a New York, anche più di una volta all’anno? Me lo chiedo e richiedo tutte le volte che un amico o un parente mi informa del suo prossimo viaggio al di là dell’Oceano?

Tesori nascosti: Castagnavizza e le tombe reali

E, in lontananza, Castagnavizza
Non sempre una foto (soprattutto se non rielaborata con i potenti mezzi dell’informatica) riesce a trasmettere il desiderio di condividerla. Ma, a volte, è talmente bella che il negarne la visione a tutti è davvero un delitto. Pensavo a questo, stamattina, mentre appena alzata davo un’occhiata alle novità su FB. Se, poi, associo questo fatto alla circostanza che da tempo cercavo l’occasione per pubblicare la storia dei Borboni di Francia che sono ancora in molti a non conoscere, il gioco è fatto, ovvero due piccioni con una fava. Ecco qua ciò  che abbiamo sulla porta di casa.
“La primitiva cappelletta - costruita in sommità al colle della Castagnavizza, nel 1623, dal conte Mattia Della Torre e Valsassina - veniva ampliata e trasformata in varie epoche. Accanto ad essa si edificava anche un cenobio. In tempi diversi, il convento passava dai monaci carmelitani ai domenicani, infine ai francescani. Attorno al 1796 vi trovavano ospitalità alcuni sacerdoti francesi emigrati. Tra questi, il vescovo di Perpignano, Antonio Leirys d'Eponches.

Galateo e società. Come fare per stare sempre bene assieme agli altri


Non è bello ciò che è bello; ma è bello ciò che piace. Me lo dicono sempre tutti ed ho imparato a smetterla di voler far prevalere il mio punto di vista, perché mi sono resa conto che è molto fastidioso. E mi sono ripromessa anche di non guardare più, scandalizzata, colui il quale – a tavola di fronte a me – lecca il coltello. Anche se è cosa che non si fa. Ma chi lo dice che non si lecca il coltello, che quando si incontra una persona anziana si cede il passo, che è la donna ad stendere la mano per un saluto e mai viceversa, e che il baciamano lo si fa soltanto alle donne coniugate e mai alle donne nubili?. Lo dice il Galateo, con la G maiuscola.

Ai confini della realtà: Incontro con Guido Travan


Devo essere sincera. Innanzitutto. La favolosa serie televisiva che ha agitato i sonni della mia infanzia c’entra poco. Eppure, titolo più azzeccato per l’incontro che si svolgerà mercoledì 17 ottobre, alle 18.30 in sala Dora Bassi, non riuscirei proprio a trovarlo. Perché il nodo del romanzo che ha portato Guido Travan agli onori della cronaca nazionale, essendo andato in finale nel concorso romano “Un libro per il cinema – Paolo Villaggio”, è proprio questo: la storia potrebbe essere vera.
Un romanzo avvincente, quello scritto per scaricare – a suo dire – la tensione, ma che si è rivelato un thriller coinvolgente da divorare voracemente pagina dopo pagina. E lo confermano tutti coloro che, in questa calda estate, tra un tuffo in piscina ed un gelato, hanno dedicato un po’ di tempo alla lettura.
La storia che Guido Travan ha voluto raccontare ne “Il giorno della verità” è quella di due amici i quali, neo-laureati, vengono assunti dalla Nasa per lavorare al progetto Apollo. Un’amicizia che dura tutta la vita e che, per un insieme di coincidenze, si perpetua nei rispettivi figli. Ciò che caratterizza, comunque, il lavoro di Travan - a prescindere dalla capacità narrativa - è l’attività di ricerca sulle fonti che gli hanno consentito proprio di rimanere in perfetto bilico tra realtà e finzione. Lasciando quindi il lettore, alla fine, con il dubbio di aver letto un romanzo o il resoconto puntuale di quello che potrebbe essere definito il grande inganno del ventesimo secolo.
Svelare di più non mi sembra giusto. Ciò in quanto per alcune persone svelare il finale di una storia o il nodo cruciale della stessa è considerato un vero e proprio crimine, un reato che potrebbe tranquillamente essere perseguibile dalla legge. Ed io che fuggo sempre dallo spoiler a gambe levate mi tappo le orecchie quando a tavola iniziano conversazioni sul libro che sto leggendo in quel momento, o sulla puntata della serie televisiva che non ho ancora visto, non voglio certamente svelare i retroscena di una storia ambientata tra Cape Canaveral e la mitica ed esotica Key West. Ma per coloro ai quali un po’ di curiosità sono riuscita a trasmettere, consiglio nel frattempo la visione del film Capricorn one. Un’opera che, come Mymovies ha scritto “[….] paventa il pericolo di infuenze estranee, politiche ed economiche, nella gestione dei programmi spaziali ed evidenzia l'incontrollabile potere di persuasione dei mass-media. Opera coraggiosa e controcorrente che anticipa alcuni recenti scoop sensazionalistici circa la presunta finzione del primo allunaggio americano”.