Dall'Egitto a Miramare, passando per Vipava: la colonna che non arrivò mai a Trieste


Una
lettura casuale, una scoperta sorprendente e un viaggio nell'Ottocento, quando Trieste guardava all'Egitto. Dalla colonna donata da Anton von Lavrin ai sarcofagi di Vipava, fino alla mostra dedicata alle collezioni egizie di Massimiliano d'Asburgo a Miramare. 

Costretta a letto per cause di forza maggiore, ne approfitto per recuperare qualche lettura rimasta in sospeso. Tra queste c'è il numero autunnale di Giro FVG, che mi ha riservato una curiosa sorpresa. Sfogliando la rivista, infatti, mi sono imbattuta in un nome che conosco bene: Anton von Lavrin, il diplomatico austriaco e appassionato di antichità egizie del quale avevo parlato in una puntata del mio podcast Voci dal confine.

In quell'occasione avevo raccontato la storia dei due sarcofagi egizi che Lavrin fece trasportare fino a Vipava, dove ancora oggi si trovano. Leggendo Giro FVG ho scoperto però un particolare che non conoscevo e che merita di essere raccontato.

Nel 1847 Anton von Lavrin, console austriaco ad Alessandria, offrì alla città di Trieste una colonna monolitica di granito rosa alta più di tredici metri, completa di base e capitello. Il Municipio accettò il dono, ma il trasporto spettava al destinatario e la spesa si rivelò proibitiva. Trieste si ritrovò così proprietaria di un monumento che non poteva permettersi di andare a prendere. La colonna rimase ad Alessandria e nel 1898 fu innalzata in piazza Khartoum. A Trieste, intanto, la sua storia continuò a circolare e, passando di bocca in bocca, cambiò forma: diventò un obelisco, poi finì per confondersi persino con l'Ago di Cleopatra. Il monumento non arrivò mai; la leggenda sì, e viaggiò benissimo.

Una storia che mi ha fatto sorridere, perché certe vicende amministrative sembrano non conoscere epoche: un dono prestigioso, un'amministrazione disposta ad accettarlo e, alla fine, un problema di bilancio che manda tutto all'aria. Ma è anche una testimonianza dei rapporti intensi che nell'Ottocento legavano Trieste all'Egitto, favoriti dai commerci, dalle rotte marittime e dalla presenza di diplomatici, studiosi e viaggiatori.

A questo contesto è dedicata la mostra «Una sfinge l'attrae. Massimiliano d'Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna», ospitata nelle Scuderie del Castello di Miramare fino al 1° novembre 2026.

L'esposizione racconta la passione dell'arciduca Massimiliano per l'antico Egitto e riunisce oltre cento reperti, alcuni provenienti dalle collezioni viennesi, ricostruendo una pagina meno conosciuta della storia di Miramare. Il castello romantico affacciato sull'Adriatico emerge così anche come luogo di curiosità intellettuale e collezionismo, in un'epoca in cui l'Egitto rappresentava per l'Europa un universo ancora in gran parte da scoprire.

La mostra permette inoltre di guardare con occhi diversi alla Trieste asburgica: una città portuale e cosmopolita, aperta ai traffici e alle suggestioni culturali del Mediterraneo orientale, dove le antichità egizie interessavano ambienti diplomatici, scientifici e aristocratici.

Attraverso Lavrin si può tracciare un piccolo itinerario ideale che collega Alessandria d'Egitto, Vipava, Trieste e Miramare: luoghi apparentemente lontani, uniti dalle vicende di uomini che viaggiavano, raccoglievano oggetti, coltivavano passioni e talvolta lasciavano dietro di sé storie decisamente curiose.

Il mio consiglio è dunque di approfittare di queste ultime settimane per visitare la mostra di Miramare, aperta fino al 1° novembre. È un'occasione per scoprire un volto meno conosciuto di Massimiliano d'Asburgo e comprendere meglio le tracce, materiali e immateriali, lasciate dall'Egitto nella storia del nostro territorio.

Dopo Miramare, potreste concedervi una gita a Vipava, alla scoperta dei due sarcofagi che Anton von Lavrin riuscì effettivamente a portare fin qui. Perché, a differenza della colonna destinata a Trieste, quelli il viaggio lo fecero davvero.

 

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