Erbe, che passione!

Se c’è un periodo dell’anno che amo particolarmente e' quando, a metà primavera, è tempo di raccolta di tarassaco, sclopit e germogli di pungitopo. Ci sono tante altre piante edibili, dai bruscandoli agli asparagi selvatici e via dicendo. Ma nel frattempo è possibile anche trovare nel nostro bellissimo mercato di via Boccaccio le erbette per la frittata, che io uso anche per risotti, e la papaverina ormai la si trova da molti produttori. Insomma, il tempo della raccolta deve essere limitato perché le cose belle da fare sono tantissime ed, ahimè, il tempo vola.

A giugno, tuttavia, l’argomento piante ed erbe ritorna prepotentemente d’attualità, perché connesso al solstizio d’estate. E allora parliamone. Ci sono erbe dalle proprieta’ medicamentose e persino “magiche”, erbe straordinarie i cui principi attivi raggiungono il massimo potere proprio in queste settimane. per cui preparare il mazzetto di San Giovanni e appenderlo all’uscio di casa scaccia il malocchio e porta fortuna e benessere , oppure messo sotto il cuscino si dice faccia fare sogni premonitori; ecco pertanto l’elenco delle erbe che non possono mancare: Iperico ( potente capacita’ guaritrici) Salvia (Stimola bei sogni e fantasia) Artemisia (erba della salute) Rosmarino (Scaccia Diavoli aiuta a combattere magia nera e odio) Lavanda (qualità protettive aiuta a vincere blocchi emotivi, concilia il sonno ) Menta (purezza e virtu’) Sedum (cura piaghe e ustioni) Felce (allontana malumori e migliora bilancio familiare) Basilico (spesso materializzato in forma di folletto ,e i draghi lo usano come protezione ) Ruta (erba contro la paura, cura ipertensione e coliche) Gelsomino (stimola mente e chiarezza di pensiero) Borragine (qualità stimolanti per sistema immunitario). Insomma, chi più ne ha più ne metta. Ma al di là di ogni supposto beneficio, una cosa è certa. L’elenco delle piante officinali approvato dal Ministero della salute ed aggiornato circa 10 anni fa è decisamente lungo, perché le erbe medicinali rappresentano la più antica forma di terapia e ciascuna di essa svolge azioni benefiche e salutari per l’organismo. Ciò in quanto hanno un particolare contenuto di principi attivi da cui deriva un possibile impiego terapeutico.

Questo mese di giugno, appena iniziato, è un mese molto importante per la coltivazione. Perchè è spesso rilevante il periodo di raccolta, ciò in quanto molte piante officinali hanno un tempo balsamico determinato, ovvero il periodo in cui la presenza di principi attivi è maggiore e può essere variabile a seconda delle condizioni pedoclimatiche.

“L’erbario del solstizio estivo: la saggezza delle erbarie” è l’argomento amato da Sibilla Pinocchio. Perché le piante sono il simbolo del sapere che radica nella Madre Terra, ci ha spiegato, e le piante del mazzo di San Giovanni ne sono la sintesi. Per sapere tutto sulle tradizioni del solstizio estivo e sulle donne che raccoglievano le erbe per curare, nutrire e proteggere, dagli archetipi delle fiabe ai rimedi della nonna, ci incontreremo con Sibilla giovedì 10 giugno, alle 18, nella sala vetri del Museo di Borgo Colmello a Farra d’Isonzo. Tenuto conto delle disposizioni vigenti connesse all’emergenza epidemiologica ed il numero di posti limitati (45) è necessaria la prenotazione inviando un messaggio al numero 393 975 0067, indicando nome e cognome.

Marina Legovini ovvero l'arte di stupire!

Non c’è alcun dubbio che Marina Legovini, pittrice con studio a Gradisca d’Isonzo, formatasi alla scuola d’arte di Gorizia, abbia trovato negli acquerelli la sua più potente espressione artistica. Ci siamo conosciute diversi anni fa in occasione di una mostra allestita in Piazza de Amicis in occasione di un evento benefico promosso da una associazione che opera nel settore del disagio mentale. Le avevo chiesto il prestito di una sua opera, dopo aver visto gli splendidi scorci dell’Isonzo catturati in una tela pubblicati online. Mi erano piaciuti talmente tanto che, poco tempo dopo, in occasione di una mostra a Cormons non avevo resistito dall’acquistarne uno; che adesso fa bella mostra di sé sulla parete verde scuro inglese, valorizzato da una cornice d’oro graffiato da Marina stessa disegnata. E’ quindi con estremo piacere che ho accolto la notizia del suo successo internazionale che ha portato il prestigioso magazine d’arte, pubblicato in francese ed inglese, a dedicarle un servizio (con richiamo in copertina). Questo il testo dell’intervista pubblicata:

1. Cosa porta l'astrazione a un soggetto? L’astrazione è una visione alternativa e personale del soggetto dipinto, che avviene dopo una profonda conoscenza dello stesso. Nel mio percorso artistico, per molti anni ho disegnato e dipinto cercando di rimanere fedele al soggetto che vedevo, ma non sono mai stata una brava copiatrice. Ogni lavoro tendeva ad una visione personale, ed ho capito che questa era la mia strada: disegnare e dipingere in modo non convenzionale, pur restando in qualche modo legata al soggetto.

2. Come definiresti il tuo stile di pittura? La ricerca di uno stile personale è alla base del mio lavoro di artista. Studio la storia dell’arte e vedo cosa fanno gli altri artisti, per poi mettere da parte tutto e dipingere con un mio personale linguaggio. Per me e la maggior parte degli artisti italiani è difficile non essere influenzati dalla quantità di opere d’arte e grandi artisti che hanno segnato la storia dell’arte del nostro paese, misurarsi con questi è spesso una situazione avvilente. Tuttavia, questo immenso tesoro fa parte del mio DNA e quindi del mio stile. Non cerco dettagli, ma piuttosto un’emozione lirica, capace di restituirmi un impatto emotivo mentre lavoro e poi in chi guarda l’opera finita. Il mio stile è mobile e liquefatto, tutte le opere, puntano a ghermire e imprigionare i colori,le atmosfere,l’attimo di un istante di luce che sembra mutare nel momento in cui si guarda.

3. Come gestisci l'equilibrio tra pianificazione e spontaneità di esecuzione? Il mio è un lavoro soprattutto mentale, suscettibile allo stato d’animo, per questo mi è difficile pianificarlo. La mia pittura nasce come un dialogo, assieme alla carta o alla tela con l’acqua o l’acquaragia e i colori fino all’opera compiuta. Lavorando in questo modo le sorprese sono veramente tante, a volte mi piacciono altre volte meno ma dipingere in questo modo per me è molto gratificante.

4. Sei più a tuo agio a dipingere paesaggi che conosci? Posso dire che è il mio punto di partenza. Conosco molto bene il variare della luce e l’atmosfera dei luoghi dove vivo. Voglio contribuire con il mio lavoro a sensibilizzare le coscienze, nel rispetto della natura che amo, poiché è un tesoro del quale dobbiamo essere grati e imparare a custodire. Da bambina abitavo all’ultimo piano di una palazzina con le finestre rivolte al tramonto, puoi solo immaginare quanto di questo mi sia rimasto dentro negli occhi. Una nuvola sfrangiata, quale presagio di un temporale in arrivo, ancora oggi mi scuote l’animo. Infatti nella mia ultima mostra “Nel ciel che più della sua luce prende” ispirato ad un passo della Divina Commedia, racchiude in se quanto di meraviglioso e irraggiungibile, sia l’universo che ci accoglie. Infatti protagonisti di quell’esposizione sono stati il cielo e la sua magia fatta di luce, colori e sfumature che variano a seconda della situazione climatica, della stagione,dell’ora e spesso in comunione, anzi in un’armonica fusione, con un altro magico elemento della natura, il mare. Alla fine il paesaggio che conosco diventa il bisogno di dipingere non quel cielo, ma il mio cielo, il mio paesaggio immaginato.

5. Cos'è più importante per te: la sensazione / atmosfera del dipinto o restare fedele al soggetto? Senza dubbio l’atmosfera del dipinto e la sensazione che emana mentre lo dipingo. Certo qualche cambiamento in corso d’opera lo faccio sempre, altrimenti non sarebbe divertente dipingere, anzi qualche volta il soggetto assume delle mutazioni, perché in quel momento scopro qualcosa che mi attrae nella stesura dei colori. Accade qualche reazione inaspettata fra i colori, la superficie l’acqua o l’acquaragia che mi porta verso la trasfigurazione del soggetto che avevo in mente.

6. Ci sono regole che segui? O d'altra parte, regole che infrangi di proposito? Ogni tecnica ha le sue regole ma il bello sta nell’infrangerle ogni qualvolta mi si presenta l’occasione. Mentre lavoro ho una comunicazione a tutto tondo con i materiali che uso e ciò che mi passa per la mente. L’unica regola che ho è tenere la mente aperta a tutte le possibili variazioni che si presentano in corso d’opera. Alcune vanno tenute altre lasciate stare. L’importante è che il lavoro risulti fresco e senza ripensamenti. Nell’acquerello il colore si espande, l’acqua lo trasporta, il pennello lo guida come fa l’argine con il torrente,ecco si espande, bisogna lasciarlo andare e lavorarci assieme. Non è una tecnica ubbidiente, qualche volta mi sfugge e la parte più difficile è quella dell’attesa, la tentazione di ritoccare ancora è forte, ma bisogna trattenersi per dare modo all’acqua di completare il lavoro, ed ecco che appare bello,gratificante, nell’emozione di qualcos’altro forse più bello di come l’avevo pensato.

7. Quali pittori ti hanno influenzato di più? (sia acquarellisti o no) Molti sono gli artisti che ho scelto come maestri nell’arco della mia ricerca artistica. Uno fra tutti è Turner e poi Constable che ho potuto ammirare a Londra ancora quando ero studentessa. Anche se a periodi mi sono innamorata di altri autori questi sono ancora ben radicati nel mio fare arte. Mi piacciono gli artisti che non svelano del tutto il loro lavoro ma nel tempo le loro opere hanno ancora molto da dire. Penso a Piero della Francesca,a Beato Angelico e hai più recenti Edward Hopper, Andrew Wyeth, De Dominicis, Edward Wesson, Mark Rothko ed Hlelene Frankenthaler ma anche fotografi come Walde Huth, Ekkachai Khemkum, Huan Xiaoliang. Ho imparato la tecnica dell’acquerello frequentando le lezioni di Marina Marcolin e Pascqualino Fracasso. Da Marina ho imparato la raffinatezza della tecnica mentre da Pasqualino il desiderio della sperimentazione. Seguo con grande interesse gli acquerelli di Janine Gallizia Naomi Tydeman, Nono Garcia, Pedro Cano,Yuko Nagayama e Anne Baron.

8. Un buon acquerello è per te un equilibrio tra caso, intuizione e saper fare? Saper fare è alla base di un buon lavoro, ma non basta. La differenza sta nel lavoro quotidiano e non è mai un caso quando raggiungo un risultato. E’piuttosto l’intuizione di un percorso nuovo anche nell’errore di procedimento. Lavorando in questo modo, tanto viene buttato. Ci vuole coraggio anche in questo!

9. La scelta del soggetto non è solo un pretesto? Non è il vero soggetto dei tuoi quadri, l'atto stesso di dipingere? In parte è vero, il soggetto è un pretesto per riuscire a dipingere l’aria, perché è facile tradurre ciò che il nostro occhio vede,ma come fare a riprodurre l’elemento invisibile che ci circonda? Per questo la mia pittura si sta facendo più dinamica con una particolare propensione a dipingere i cieli, il mare e il paesaggio naturale omettendo volutamente la figura e le architetture. Ogni giorno guardo dalla finestra della mia casa – studio l’evolversi della luce, determinata dall’intensità delle nuvole. A volte appaiono come lunghe pennellate, in altre più corpose, stratificate, turbolente e provo a dipingerle così. Imparo guardando intorno, durante le mie lunghe passeggiate vicino alla laguna o sul golfo di Trieste. Tuttavia il paesaggio viene sempre trasfigurato è non è mai fedele a ciò che è ma a ciò che mi suggerisce l’atto stesso di dipingere.

10. Migliorare la tua pittura ovviamente arriva con la pratica e ulteriore pratica... ma ci sono uno o due "trucchi" che hai scoperto lungo la strada? Ci sono stati dei momenti illuminanti in cui hai scoperto una o due cose che sapevi avrebbero migliorato la tua arte? Se così fosse, cos'erano? (Nuovamente puoi fornirmi alcune immagini) Certamente!A forza di dipingere ho scoperto il modo di evitare alcuni errori fatali alla riuscita del lavoro. In realtà, devo molto anche ai miei allievi. Il più delle volte, soprattutto nei principianti, i risultati non sono soddisfacenti, ma ho trovato delle soluzioni affinché alla fine della lezione il risultato sia appagante. Infatti, correggendo i loro acquerelli ho trovato delle soluzioni che hanno migliorato la mia arte. Ad esempio l’uso di un pennello molto morbido per togliere l’eccesso di colore senza rovinare l’acquerello mi è servito per modellare le nuvole e accompagnare il colore per un effetto più morbido ed evanescente. E poi l’uso di una pennellessa piatta per togliere il colore e delineare perfettamente la linea dell’orizzonte che nei miei acquerelli utilizzo per ottenere dei piani diversi nel paesaggio.

11. Il tuo modo di dipingere può essere "sezionato" o suddiviso in più passaggi? In caso affermativo, quali sarebbero? Si, il mio lavoro è suddiviso in più passaggi e molto dipende dalla dimensione dell’acquerello e da quello che voglio fare. Se l’acquerello è di piccole dimensioni e desidero dipingere ad esempio un cielo, bagno la carta con una pennellessa e poi bagnato su bagnato metto il colore, asciugo con il phon e bagno la parte sottostante per dipingere il mare o un paesaggio. Asciugo molto bene e proseguo con eventuali pochi ritocchi. Se il foglio è grande, lo immergo completamente in una vasca e poi inizio a dipingere. In questo caso il colore e l’acqua producono degli effetti molto interessanti ma di difficile controllo, per questo utilizzo un pennello molto morbido per accompagnare il colore. Ora è il momento più difficile perché devo attendere che l’acqua, colore e carta completino il mio lavoro senza intervenire, altrimenti si possono formare degli aloni molto sgradevoli. L’asciugatura avviene in parte all’aria e poi fra due cartoni spessi. Il lavoro va ripreso il giorno dopo, ribagnando completamente il foglio per dipingere la parte sottostante e uniformare l’acquerello con la parte precedente affinché non ci sia uno stacco fra la prima e la seconda fase.

12. Come artista trovi di essere in grado di tradurre con successo le tue idee in un linguaggio visivo che arriva alle persone? È una considerazione per te? Oggi siamo completamente assediati da immagini e mai come in questa epoca è importante anche per un artista arrivare alle persone. Per me è importante fornire a chi guarda le mie opere un impressione immediatamente comprensibile, in modo da incuriosire e desiderare di approfondire la conoscenza affinché tutto il mio lavoro sia pienamente compreso.

13.Dipingi anche a olio. Questo è complementare al tuo uso dell’acquerello? In questo periodo lavoro sia ad acquerello che ad olio e l’uno nutre l’altro, ma non solo,la ricerca di nuove forme di espressione anche attraverso linguaggi e tecniche diverse fa parte del mio percorso artistico. Sono stata decoratrice su ceramica, poi di seguito agli studi veneziani ho imparato l’incisione calcografica, per poi aprire una mia bottega d’arte. Quindi le tecniche acquisite nel tempo,finiscono per sedimentarsi in quelle nuove. Ritrovo nella carta per acquerello la superficie bianca della ceramica che ho dipinto per anni con tratto sicuro e senza poter fare correzioni e nei graffi sulla carta il lavorio della tecnica incisoria. Posso anche affermare che il bianco sia per l’acquerello che per l’incisione si ottiene lasciando trasparire la carta dal colore oppure per copertura. Sono consapevole di vivere in momento storico imprevedibile, liquido, difficile da arginare, un po’come fa l’acquerello sulla carta, per questo ora è la mia tecnica prediletta che cerco di trasportare anche nella pittura ad olio.

14. Hai eventi, mostre, ecc. in programma per il 2021? La pandemia che stiamo vivendo non mi consente di fare grossi progetti e devo rimanere sul territorio italiano. Ho in programma due mostre personali una delle quali con la galleria EContemporary di Trieste con la quale lavoro da tempo e poi una collettiva a Parma e alcune illustrazioni per la ricorrenza dei 700 anni di Dante Alighieri sul tema “La Musica nella Divina Commedia”. Spero che nel corso dell’anno la situazione migliori e possano attivarsi altre mostre ed eventi.

Per favore invia le seguenti informazioni tecniche : • Tipo / marca di carta utilizzata? Arches Satiné • Tipo / marca di acquerelli? Quali colori compongono la tua tavolozza di base? Per ogni specifica ragione (trasparenza / alta saturazione / granulazione, ecc.)? Uso gli acquerelli Schmincke Horadam, gli extra fini della Winsor & Newton e Daniel Smith. Per la luminosità e trasparenza: Trasparent Orange,Trasparent Green Gold Cobalt Violet,New Gamboge, Quinacridone Gold,Raw Sienna, Neutral Tint Per la saturazione NaplesYellow, S.H ,Potter Pink, Payne’s Gray, Burtn Sienna ,Alzarin,Turner’s Yellow,Manganese Violet ,Cobalt blue, Per la granulazione:Ultramarine finest,Lunar Blue,Wisteria,Undersea Green,Lavander,Mars Blach,Davy’s Gray, Buff Titanium, Moonglow • Qualche strana tecnica usata? • Sto sperimentando la foglia oro con l’olio e acquerello.

Contatti: www.marinalegovini.it instagram marinalegovini1243 facebook Marina Legovini.

Misteri goriziani: scoperta in soffitta la guida all'Italia leggendaria, misteriosa, fantastica

Può capitare nella vita, fortunatamente non accade frequentemente, che si debba mettere mano ad una casa abitata da almeno tre generazioni, con cantina e soffitta, e quindi nell’epoca in cui non si buttava niente, perché tutto avrebbe potuto, in futuro, un giorno servire. Compito improbo se quelle stanze, cantina e soffitta comprese, devono essere vuotate per dare a loro nuova vita. Insomma, ci vuole una gran forza di volontà per escludere l’ipotesi di chiamare una ditta specializzata nello sgombero e decidere di far da sé, nella consapevolezza non solo del necessario rispetto per coloro i quali quelle cose le hanno conservate ma anche per la curiosità di trovare, tra le centinaia di volumi ricoperti dalla polvere del tempo, qualche piccola piacevole sorpresa. Ed è questo che mi è successo nel trovare la Guida all’Italia, Volume I, Nord, Sugar edizione, edito nel 1966. Una guida speciale perché il sottotitolo è la guida dell’Italia leggendaria, misteriosa, insolita e fantastica.

Già la premessa è tutto un programma laddove l’autore informa il lettore che nella guida si troverà l’elenco (con le relative indicazioni) di edifici bizzarri, curiosità e fatti storici inauditi, tesori nascosti, fantasmi, fate, miracoli e diavoli. Insomma un elenco di tutto rispetto anche se, a dire il vero, potrebbe lasciare qualche dubbio l’aver aggregato nella voce “diavoli” non soltanto le apparizioni di esseri demoniaci, opere diaboliche ed invasamenti o possessioni, ma anche streghe, stregoni, maghi, sortilegi, filtri e fatture. Ma, a dire il vero, non dovrei stupirmi più di tanto al solo ricordo che ogni mia giovanile lettura era, inevitabilmente, sottoposta alla verifica genitoriale se tale volume fosse, o meno, inserito nell’elenco dei libri “posti all’indice”!

Guardando le piantine pubblicate, si può ben dire che quello che all’epoca era il territorio della provincia di Udine ha fatto man bassa di curiosità; nel senso che vi si trovano le risorse maggiori, appartenenti a queste categorie Ma anche a Gorizia, Grado e Monfalcone le sorprese non mancano. Infatti, con riferimento specifico a Gorizia si raccontano soltanto due storie: La storia del cadavere scomparso. “Il 29 dicembre 1551 moriva in provincia di Gorizia Giovanni Maria Rebrino, mago, eretico e seduttore. Il cadavere fu messo in una bara che, saldamente inchiodata, venne posta su un carro e avviata al torrente Vipacco, dove si voleva gettarla. Ma il carro s’era appena messo in moto quando il diavolo suscitò un gran vento che rovesciò a terra la bara. Questa nel cadere s’aperse e si vide la faccia del morto lacerata come da profondi graffi. I becchini tornano ad adagiare il cadavere al suo posto, rimettono il coperchio, tornano a inchiodarlo. Altra raffica di vento, a cui questa volta si accompagnano neve e l’improvviso calare delle tenebre; di nuovo la bara è rovesciata a terra, di nuovo si apre. E questa volta il cadavere non c’è più. “ Balletti rosa. “Nella seconda metà del secolo scorso destò grande scalpore a Gorizia il processo a un mago il quale riceveva le ragazze che ricorrevano a lui in una stanza chiusa, illuminata con candele, e le faceva spogliar nude e poi correre in circolo, saltare, assumere posizioni indecenti. Lui intanto pronunciava e scriveva formule magiche, grazie alle quali le ragazze avrebbero sposato gli uomini che amavano. Risultò che tra le sue clienti c’erano ragazze di famiglie molto “bene”.

A Grado, alzando una botola nel pavimento della basilica di Sant’Eufemia si può vedere un’iscrizione riguardante un ebreo convertito. Restando sempre nel territorio lagunare, il libro racconta che “nel santuario di Santa Maria di Barbana, sull’isola omonima, si venera un’immagine lignea bizantina della Vergine, che secondo la leggenda giunse nell’isola portata da una tempesta, nel 582; la chiesa fu eretta in seguito al fatto miracoloso, per volere del patriarca Elia. La processione che si svolge la prima domenica di luglio data dal 1232”. Restando a Grado, scopriamo l’esistenza del Sion e il foleto marin. “Il primo è lo spirito maligno degli uragani di mare e specialmente della tromba marina; il foleto marin, spirito diabolico, è quello che straccia le vele ai poveri pescatori. Contro il Sion, un maschio primogenito deve tracciare nell’aria il segno di San Salomon, una stella a cinque punte, e piantare un coltello sulla soglia di casa o sulla tolda della barca dicendo: Sion sionasso te vedo te copo te masso. Monfalcone riserva anche qualche interessante storia. Una è quella della levatrice e lo spiedo. Si racconta, infatti, che “nel 1587 un bambino venne alla luce con i piedi incrociati. La levatrice, Caterina Domenatti, vi riconobbe il presagio d’una triste sorte. Nei suoi primi anni di vita le streghe, incontrandolo nei campi, lo avrebbero chiamato per nome, e se la madre non fosse stata pronta a fargli rispondere “Ben”, constringendo le streghe a dire: “Il Signore ti ha nel sen”, lui avrebbe risposto invece: “Che cosa?” e allora le streghe avrebbero detto “Ben vieni con me,” e se lo sarebbero portate via. Prima gli stregoni lo avrebbero cavalcato per recarsi al Sabba, poi sarebbe diventato stregone anche lui. C’era però un rimedio, e Caterina vi ricorse subito: legò il piccino ad uno spiedo e lo fece girare tre volte intorno al fuoco. Il giudice, informato, non apprezzò la sua sollecitudine; anzi la punì, costringendola a stare inginocchiata davant alla chiesa, durante la messa solenne, con una candela accesa in mano.

Un fiume d’accezione. E’ il Timavo, che sbocca ai piedi dell’altopiano carsico presso San Giovanni al Timavo, a poca distanza dal mare, dopo aver percorso sotterra quaranta chilometri: metà del suo percorso totale. Il fenomeno della scomparsa delle acque (nella voragine di San Canziano) destò già l’interesse degli antichi, ma solo nel 1907, colorando le acque, si potè stabilire con certezza la continuità tra il corso superiore e l’ultimo tratto. In un apposito paragrafo intitolato Leggende e storia del Timavo si racconta che “Gli Argonauti, risaliti il Danunbio e la Sava, per tornare in Grecia trasportarono la loro nave attraverso le Alpi Giulie, finchè, raggiunto il Timavo, affidandosi alle sue acque ritrovarono il mare. Gli Etoli, di ritorno da Troia, furono gettati su queste coste dalla tempesta e edificarono presso le foci del fiume un sacrario a Diomede, loro eroe, morto durante il viaggio; più tardi Diomede fu spesso confuso con la divinità fluviale Timavus. Il troiano Antenore, sfuggito alla distruzione della sua città e non ostacolato dagli dei, sbarcò nell’alto driatico e penetrò poi in terraferma, fino al luogo in cui, con la sua gente, fondò Padova. Nella zona sono state rinvenute iscrizioni (di cui si conservano i calchi nella chiesa di San Giovanni, vicina alle Bocche) le quali dimostrano che qui esisteva un’area sacra in onore del Timavo, di Ercole e della Spes Augusta. Nelle grotte circostanti sono state rinvenute armi antichissime, risalenti forse ad un’età anteriore alla leggenda degli Argonauti."

Una storia davvero avvincene quella del figlio americano di Rodolfo d'Asburgo

Alcuni giorni fa, esprimendo la mia personale gioia per il successo di Luna Rossa in Nuova Zelanda, ho accennato al goriziano Carlo Giovanella che ha fondato, a Trieste, 35 anni fa la casa editrice MGS Press. Oggi, con grande emozione sono andata in posta a ritirare i libri che ho ordinato, uno dei quali è freschissimo di stampa. Si tratta di Il figlio americano di Rodolfo d’Asburgo; una storia avvincente che non è – come si potrebbe credere di primo acchito – un romanzo, bensì la narrazione documentata da un’attività di ricerca veramente encomiabile, svolta da Daniela Lasagnini, che racconta, per la prima volta, la storia del nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe.

Così come illustra la seconda di copertina “Il 30 gennaio 1889 a Mayerling – in circostanze che non sono state ancora del tutto chiarite e forse mai lo saranno – muore l’erede al trono d’Austria-Ungheria, Rodolfo d’Asburgo.

Cinque mesi dopo, dall’altra parte dell’Oceano, in Arkansas, nasce suo figlio, l’erede maschio che non ha avuto dalla moglie Stefania. Chi è la donna che il 21 giugno di quell’anno mette al mondo a Hot Springs Rudolf Franz Alexander Napoleon Augustus Maximilian Karl Josef? È davvero una principessa russa? Si dice sia una figlia illegittima dello zar Alessandro II...

Sono in molti a cercare di scoprire l’identità della misteriosa “Principessa K” di cui si invaghisce Rodolfo; così come saranno in molti a cercarne il figlio americano, perché sono tanti gli interessi che vorticano intorno a un presunto erede dell’imperatore Francesco Giuseppe.

Il bambino dai natali regali intanto cresce in un orfanotrofio per poi incontrare, come nelle migliori fiabe, chi si prenderà cura di lui amorevolmente, aiutandolo a trovare la sua strada in una giovane America dalle mille opportunità. Ma come mai quest’orfano, apparentemente privo di relazioni, avrà la fortuna d’esser sempre circondato da personalità di una certa caratura estremamente sollecite nei suoi confronti?

Naturalmente segreti così scottanti, come quello di un figlio illegittimo di Rodolfo, sono difficili da mantenere. Ed ecco che dalla remota Austria Francesco Giuseppe ordina alla sua Polizia segreta di cercare il bambino per tentare di riportarlo nel Vecchio Continente. E chissà come sarebbe andata la Storia se il tentativo avesse avuto successo… “

Il Libro è disponibile in tutte le librerie della regione, on line direttamente presso la casa editrice e negli stores di libri! Buona lettura a tutti.

Anche Gorizia esulta per il successo di Luna Rossa

Ieri sera, sopra Gorizia, la Luna era rossa: Rosso Prada. Ebbene sì, non mi posso certamente definire una sportiva ma quando ieri ho appreso la notizia della vincita del Team italiano a Auckland ho esultato. Non soltanto perché la prossima sfida all’America’s Cup potrebbe portare per la prima volta in Italia il prestigioso trofeo; ma sopratutto perché del Team fa parte Giulio Giovanella, figlio di Carlo e Franca Soranzio goriziani i quali, anche se si sono trasferiti a Trieste per motivi professionali, un pezzo di cuore l’hanno lasciato a Gorizia.

Ho incontrato Carlo, dopo parecchi anni che non ci vedevamo, il 3 ottobre del 2018 (Diomio come vola il tempo) in occasione dell’appuntamento in sala Dora Bassi per parlare della mitica Lyduska. Carlo aveva conosciuto la “contessa” da ragazzino. Aiutava la madre, titolare di un negozio di commestibili in via Montesanto, e d’estate, ovvero quando Lyduska dal Kenia ritornava in città, si offriva di consegnare la spesa a domicilio. Affascinato quindi da sempre dalla figura di questo personaggio, convinse Anna Cecchini - che avevo chiamato a conversare con Romano Facca, erede della contessa - a raccontarne la storia nella biografia Lyduska, la vita tra due mondi della contessa di Salcano. Volume che è rimasto per parecchio tempo ai vertici della classifica di vendita dei libri a Gorizia e nell’Isontino. Perché Carlo, giornalista, con la passione per l’editoria, ha fondato 35 anni fa la casa editrice MgsPress che, periodicamente, ci delizia con le sue mai scontate opere. E chissà cosa ci riserva in futuro!

E’ stato in occasione di un piacevolissimo pomeriggio trascorso assieme nel loro giardino vista golfo, a Trieste, che ci hanno raccontato – per la prima volta – della bellissima esperienza lavorativa del figlio Giulio il quale, da buon triestino, è sceso in mare giovanissimo. Classe 1982, infatti, ha iniziato ad andare a vela già da bambino e, negli anni, ha acquisito una consolidata esperienza, sia a bordo che a terra, nei più importanti eventi internazionali. Nell’America’s Cup 2007 è stato aiuto prodiere e responsabile della sail vision per Mascalzone Latino. Nel 2008 è entrato a far parte di Luna Rossa con cui ha partecipato a circuiti professionali di alto livello tra cui l’Extreme Sailing Series, l’Audi Med Cup (TP52) e le regate sull’STP65 come prodiere. Durante la 34^ America’s Cup è stato, inoltre, il responsabile del catamarano SL33, dei due AC45 (Swordfish e Piranha) nonché degli aspetti logistici legati all’AC72 di Luna Rossa. Nel 2014 è stato il responsabile operativo della base di Cagliari. Alla sua quarta America’s Cup, Giulio diventa il responsabile della logistica di Luna Rossa. Ed i risultati si sono visti!

La nostra speranza, restrizioni permettendo, è quella di averlo protagonista in un incontro pubblico per sentirgli raccontare direttamente della sua esperienza in giro per il mondo che non è soltanto sportiva, ma anche esplorativa di un mondo fatto di passioni.

Da Nora Gregor a Dora Bassi, dalla vela ad Assemini: ecco chi e cosa ama Hans Kitzmuller

Nella mia vita ho avuto la fortuna di aver viaggiato molto, soprattutto in Medio Oriente, di cui amo moltissimo odori e sapori. Ho un ricordo molto bello, ad esempio, di Hong Kong, che ho visitato per la prima volta quando ancora vi circolavano i tradizionali bus rossi a due piani e la polizia locale, in perfetto stile british, vestiva con gli immancabili bermuda color kaki. Quando ancora si poteva volare senza le limitazioni e le paure che caratterizzano questi nostri giorni infausti era divertentissimo, arrivati a destinazione, decidere il volo da prendere nei giorni successivi, a prezzi molto economici per andare, a Kuala Lumpur, a Singapore o Bangkok utilizzando la compagnia low cost di Air Asia.

Oggi, tuttavia, con il senno di poi, mi è rimasto il cruccio di non essere andata in Cile, così come avrei potuto fare, a cercare le radici dell’esistenza di mio nonno paterno, Francesco, emigrato in Cile negli anni 20 e che non ho mai, quindi, conosciuto. Questo mio desiderio irrisolto è ritornato prepotentemente nella scaletta delle cose da fare, prima o poi e – come si suol dire - Dio permettendo, mentre leggevo l’ultima fatica letteraria di Hans Kitzmuller Le domande di Neruda uscita per i tipi della Braitan. In questo volume che raccoglie le sue esperienze di viaggio per terra e per mare un capitolo specifico è dedicato a Nora Gregor che credo non siano in molti a sapere chi ella sia stata per un insieme di coincidenze legate indissolubilmente alla storia di Gorizia. “Eleonora Hermina Gregor, come diligentemente riporta l’onnisciente Wikipedia nacque a Gorizia il 3 febbraio 1901 e morì a Viña del Mar (cittadina poco distante da Valparaiso, Cile nda) il 20 gennaio 1949, è stata un'attrice austriaca.” La complessità della sua storia e per certi versi il motivo del fatto che ai più sia rimasta del tutto sconosciuta deriva dal paradosso che ne fa il pur dettagliato database di Mymovies, laddove riporta che “Nora Gregor nasce a Gorizia (Italia) sotto il segno dell' Acquario.” Ma Gorizia, all’epoca della sua nascita apparteneva all’Impero austro ungarico e, pertanto, tale indicazione è del tutto inesatta. Questa puntualizzazione è fondamentale per evidenziare non soltanto le incredibili vicende storiche che caratterizzano l’unicità di Gorizia, teatro – suo malgrado - di due guerre mondiali ma anche come personaggi del calibro di Nora Gregor, cittadina austriaca, siano rimasti relegati ai margini della storia che, per lungo tempo, è stata a senso unico; nel senso che l’obiettivo di creare una identità nazionale italiana forte mal si sarebbe coniugata con la valorizzazione di un personaggio politicamente scomodo.

Nora Gregor, infatti, non è stata soltanto un’affermata attrice teatrale e cinematografica, protagonista tra l’altro di uno dei film considerato capolavoro del cinema (Le regole del gioco di Jean Renoir) ma anche moglie del principe austriaco Ernst Rüdiger Starhemberg la cui storia è alquanto discussa. Da convinto nazista, infatti, successivamente si era fortemente opposto all’annessione dell’Austria da parte della Germania, fino al punto d’arruolarsi con l’aviazione francese. Espropriato di tutti i suoi beni fu costretto dall’evidenza dei fatti ad emigrare prima in Svizzera, poi in Francia ed infine in Argentina. Una storia tutta da conoscere, quindi, quella della goriziana Nora Gregor che Hans Kitzmuller ha raccontato nel romanzo L’Altra regola del gioco ed ora nel cammeo racchiuso ne Le domande di Neruda. Una raccolta da leggere, anzi da divorare e che rappresenta, sotto un certo punto di vista, l’eredità letteraria di un uomo del nostro tempo, convinto assertore della specificità della ricchezza culturale che soltanto un territorio come il Goriziano è stato in grado di esprimere. Del resto, la capacità di Kitzmuller di raccontare, attraverso luoghi e personaggi, l’unicità di queste terre contese era emersa già nel suo E in lontananza Gorizia; un testo che chiunque fosse intenzionato a conoscere l’essenza del Goriziano dovrebbe leggere e che, alla fin fine, credo possa - anche esso solo - essere la base del progetto di Nova Gorica/Gorizia capitale della cultura europea 2025.

Copia di tutte le opere possono essere richieste, anche autografate, direttamente all’autore all'ndirizzo: info@braitan.at

Ricordi dicembrini

Non credo in un futuro distopico, anche se in molti lo paventano. Personalmente adoro la serie televisiva The Handmaid's Tale ed anzi attendo con ansia l’uscita della quarta stagione ma non credo, o perlomeno spero, che un simile futuro ci possa riguardare. Ieri, ultimo giorno del 2020 ho iniziato a scrivere questo breve post che mi ero impegnata di pubblicare entro mezzanotte. Ma raramente si riescono rispettare gli impegni se non si è totalmente liberi di dedicarsi a fare ciò che si vuole. Ieri, ad esempio, i miei gatti avevano una strana smania. Volevano uscire e poi rientrare. Ininterrottamente. Tutto il giorno. Comunque, mai come il 2020, anno in cui ho raggiunto l’ambito traguardo dei 70 anni in buona salute, anzi direi ottima, tenuto conto che non ho la necessità di alcun farmaco, mi sono crogiolata nei ricordi. Ad esempio, l’altra mattina mi sono svegliata con una voglia irrefrenabile di fusette. Che ho provveduto immediatamente ad acquistare online, tenuto conto che, in città, non saprei proprio dove trovarle. Forse avrebbe potuto averle Massimo in via del Poggio; insomma, in quella drogheria d’altri tempi, dove veramente ci si può trovare di tutto. Poi, in giornata, per completare l’atmosfera, sono andata al supermercato ed ho fatto scorta di bagigi e di mandarini. Nulla più di queste cose mi ricordano l’ infanzia trascorsa al civico n. 9 di via San Gabriele quando, ancora, le due file di ippocastani delimitavano la carreggiata e, per noi ragazzi, erano la nostra verde dimora. Perché, all’epoca, e non soltanto durante la bella stagione, le giornate venivano trascorse all’aperto, in strada. I giochi interminabili venivano interrotti soltanto dal richiamo della mamma che avvertiva dell’ora della merenda o, comunque, l’ora di rientrare in casa per dedicarci a “qualcosa di buono”. E questo significava, inevitabilmente, che i compiti non erano ancora stati completati. Chi appartiene alla mia generazione avrà certamente i miei medesimi ricordi. Il campanon disegnato sull’asfalto della via che veniva percorso da pochissimi mezzi, tenuto conto che la strada ad un certo punto veniva interrotta dal confine ed i mezzi non potevano attraversare il ponte di legno sul torrente Corno. Chi l’avrebbe mai detto che oggi la via San Gabriele è una delle strade più trafficate della città, soprattutto dopo la chiusura della galleria Bombi? Anche giocare a mosca cieca mi divertiva molto, ma credo che la cosa più piacevole sia stata proprio la vita in strada con le amiche, le vicine di casa o compagne di scuola, con le quali ho mantenuto un rapporto di amicizia, e mi piace sempre ritrovare, anche dopo molto tempo se per motivi di lavoro o scelte di vita se ne sono andate via lontano dalla città; o non ho più rivisto anche soltanto per frequentazioni diverse, nonostante la città in cui vivo sia davvero minuscola, tanto quanto un quartiere milanese. Mi fa sempre comunque molto piacere rivedere persone con le quali ho condiviso anche solo pochi frammenti della mia vita. Perché ogni esperienza, ogni conoscenza, ogni libro o film consigliato, ogni viaggio, ricetta o scoperta ha contribuito ad arricchirmi e rendermi ciò che sono oggi. Buon anno a tutti!