Chi passa oggi da Capriva e sale verso Russiz entra da un viale di castagni e di cedri. A destra c’è la villa, intorno le vigne, e in cima a un colle, proprio di fronte, un piccolo mausoleo che si staglia contro il cielo. Si pensa al vino del Collio, ed è giusto così. Ma quella casa è nata con un’altra storia dentro, e la storia ha il nome di una donna che a Gorizia quasi nessuno ricorda.
Si chiamava Elvine. Era nata qui, l’8 dicembre 1841, figlia di Julius Hektor Ritter von Záhony, di una famiglia protestante che si era arricchita con il commercio e l’industria tra Trieste e il Goriziano. Una casa piena di soldi, di lingue diverse, di viaggi. Fuori dalla porta, però, c’era l’altra Gorizia: quella delle ragazze rimaste senza famiglia, dei bambini che non andavano a scuola, delle madri sole che nessuno voleva vedere.
I protestanti, a Gorizia, erano pochi. Una comunità piccola, raccolta, con alcune famiglie molto ricche e molto influenti, e i Ritter erano tra queste. Elvine crebbe lì dentro, nella fede evangelica e nella sua versione più esigente, il pietismo. Una fede che non si accontenta della preghiera della domenica e ti chiede che cosa hai fatto, in concreto, per chi sta peggio di te. Lei quella domanda se la prese sul serio. Per tutta la vita.Nel 1868 sposò il conte Théodor de La Tour. Lui veniva da un’antica famiglia nobile francese, ed era cattolico. Lei protestante. Oggi non ci facciamo caso, ma allora, tra famiglie aristocratiche, un matrimonio così non era la regola. Il padre di lei regalò agli sposi il colle di Russiz Inferiore, e lì sorse la villa.
Théodor amava la terra, aveva studiato agronomia, e a Russiz costruì un’azienda modernissima per quei tempi. Fu tra i primi a portare in Friuli i vitigni francesi, lo Chardonnay, il Sauvignon, il Merlot. Ancora oggi i vini migliori della tenuta portano i loro nomi: Graf de La Tour, il conte, e Gräfin de La Tour, la contessa. Il vino rendeva. Ed Elvine sapeva già dove voleva che andassero quei soldi.
Aveva cominciato prima ancora, a Gorizia, nel 1873, con un’associazione per le orfane e le ragazze abbandonate. Due anni dopo aprì una scuola a Russiz, per i figli dei contadini, anche cattolici. Immagino quei bambini delle colline, scalzi d’estate, che imparavano a scrivere il proprio nome nella scuola della contessa. Per una bambina povera dell’Ottocento saper leggere significava poter scegliere qualcosa della propria vita. Elvine questo lo aveva capito molto bene.
Non era sola. In quegli stessi anni, nel mondo evangelico austriaco, un gruppo di pastori stava facendo cose simili. Ludwig Schwarz, a Gallneukirchen, vicino a Linz, aveva fondato nel 1874 l’associazione per la Missione interna, da cui è nata la Diakonie austriaca. Schwarz aveva conosciuto Elvine proprio attraverso la piccola comunità protestante di Gorizia. Un altro pastore, Ernst Schwarz, dal 1873 accoglieva ragazzi in difficoltà nella sua canonica di Waiern, in Carinzia, insieme alla moglie Pauline. Erano amici, si scrivevano, si sostenevano. Nel libro degli ospiti della contessa uno di loro lasciò una frase presa dalla lettera a Timoteo: Dio vuole che tutti gli uomini siano aiutati. È la frase che spiega tutto quello che fecero.
Poi venne la Carinzia. Dal 1885, nella proprietà di famiglia a Treffen, vicino a Villaco, il lavoro si moltiplicò: scuole, asili, case per chi non ne aveva una. Nel 1895 pensò alle madri sole e ai loro bambini, le più povere e le più giudicate. Nel 1903 aprì il Kinderheim Herrnhilf, nel 1905 la Haus Elim. A chi bussava nessuno chiedeva di che religione fosse.
Per mandare avanti tutto questo spese gran parte del patrimonio. Si racconta che vendette anche i suoi gioielli. Mi piace pensare che sia vero.
Nel 1894 Théodor morì. Elvine lo fece seppellire sul colle davanti alla villa, nel mausoleo che si vede ancora oggi arrivando. Lo volle lì, di fronte alla casa dove avevano vissuto, sopra le vigne che lui aveva piantato. Lei rimase sola, a cinquantatré anni, con una rete di istituzioni sulle spalle. Non si ritirò. Le diresse lei, le amministrò, ne progettò di nuove. Una donna, in un tempo in cui alle donne si chiedeva di stare in casa.
Andava e veniva tra Russiz e Treffen come noi oggi andiamo a Lubiana o a Klagenfurt, senza pensarci. Era tutto un unico paese, allora. Il confine sarebbe arrivato dopo, e avrebbe diviso anche la sua memoria.
Morì a Treffen il 7 ottobre 1916, mentre sull’Isonzo si combatteva, a pochi chilometri dalla sua prima casa. Gorizia era caduta da due mesi. Russiz era nelle retrovie del fronte. Non vide la fine dell’Impero, né quella della guerra.
Le sue opere invece andarono avanti. In Carinzia, l’istituto di Waiern e le case di Treffen sono confluiti nella Diakonie de La Tour, che porta il suo nome. Oggi ha più di duemila dipendenti, una novantina di strutture tra Carinzia, Tirolo orientale e Stiria, e segue ogni anno oltre tredicimila persone: anziani, disabili, ragazzi, profughi. A Treffen c’è ancora un ospedale che si chiama de La Tour.
A Capriva la tenuta è diventata fondazione nel 2009. Il ricavato del vino va alla casa famiglia aperta nel 2012 per i bambini in difficoltà. Si chiama Casa Elvine.
In Austria la conoscono, le hanno dedicato libri e documentari. Qui da noi è rimasta in ombra. Eppure è partita da Gorizia, da quella piccola comunità protestante, da una ragazza che un giorno ha deciso che i suoi privilegi dovevano servire a qualcun altro.Per approfondire
- Friedrich Gienger, Gib mir Deinen Reichtum! Ein Lebensbild der Gräfin Elvine de La Tour, 1999.
- Heidrun Szepannek, Elvine Gräfin de La Tour (1841–1916): Protestantin – Visionärin – Grenzgängerin, 2010.
- Michaela Sohn-Kronthaler, Bible Reading as Motivation for Diaconal-Social Initiatives: The Example of Countess Elvine de La Tour (1841–1916), 2014.
- Fondazione Villa Russiz
- Diakonie Österreich – Elvine de La Tour

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