Oggi, tornando da Grado, dove avevo appuntamento con la fotografa naturalista Margitta Thomann, mi sono fermata ad Aquileia, e non per caso. Volevo entrare nella Basilica e vedere finalmente la cappella dei Torriani. Da qualche tempo Raimondo della Torre è entrato quasi prepotentemente nelle mie ricerche e avevo una curiosità precisa: vedere il luogo in cui è sepolto, insieme ad altri membri di quella famiglia che per secoli ha attraversato la storia del Friuli.
Entrare in quella cappella è stata una piccola rivelazione e, lo confesso, un'emozione. Leggere un nome in un documento è molto diverso dal trovarsi davanti alla tomba dell'uomo che lo portava più di sette secoli fa. Raimondo non era più soltanto il patriarca di Aquileia nominato nel 1273, il Torriano venuto da Milano, l'uomo della Chiesa e insieme del potere. Era lì, e intorno a lui c'erano le tracce della sua famiglia, dei Della Torre che proprio con Raimondo misero radici in Friuli.
Forse questa emozione nasce anche da una mia mancanza, che non ho difficoltà ad ammettere. Per moltissimi anni non ho approfondito abbastanza la storia del territorio in cui vivo. Conoscevo i grandi avvenimenti, i nomi, le date, ma non avevo mai provato davvero a entrare nelle vite delle persone che quella storia l'avevano costruita. Ho cominciato a farlo scrivendo i miei racconti e i miei libri, e più cerco, più mi accorgo di quanto poco sapessi.
È successo anche con Raimondo, che in realtà non stavo cercando. Stavo scrivendo il mio nuovo libro sul conte Lucio della Torre di Valsassina, vissuto più di quattro secoli dopo. Per capire Lucio dovevo però capire da dove veniva la sua famiglia, perché i Della Torre fossero arrivati in Friuli, che legame avessero con Milano e come una delle casate lombarde più potenti del Duecento avesse finito per mettere radici nelle nostre terre. Risalendo all'indietro sono arrivata a Raimondo, e da lì la ricerca ha preso una strada tutta sua. Ho trovato un uomo molto più complesso di quanto immaginassi. Fu vescovo di Como, protagonista delle lotte politiche milanesi, avversario dei Visconti, diplomatico e infine patriarca di Aquileia, e portò in Friuli uomini, relazioni, ambizioni e perfino la memoria della Milano perduta.
Davanti alla cappella ho capito che volevo raccontarvela. Capita spesso di andare lontano a cercare storie e di scoprire poi che una di queste era a pochi chilometri da casa, incisa nella pietra di una basilica in cui magari siamo entrati molte volte senza sapere che cosa stavamo guardando. Questa è la storia di Raimondo della Torre e, in qualche modo, di come i Della Torre arrivarono in Friuli e non se ne andarono più.
Raimondo nacque a Milano intorno al 1230. Era figlio di Pagano della Torre e fratello di Napo, che sarebbe diventato signore della città. In una famiglia come la sua la Chiesa era un altro modo di fare politica, e lui prese quella strada presto: poco più che ventenne era già arciprete di Monza.
Nel 1262 mancò l'arcivescovado di Milano. Dopo anni di contrasti nel capitolo della cattedrale il papa scelse Ottone Visconti, l'uomo che avrebbe portato la sua famiglia al potere al posto dei Torriani. A Raimondo andò il vescovado di Como, da dove lavorò per anni come diplomatico della famiglia.
Nel dicembre del 1273 Gregorio X lo nominò patriarca di Aquileia. Il patriarca guidava una provincia ecclesiastica che arrivava fino alla Carinzia e alla Stiria ed era, insieme, signore temporale del Friuli: amministrava la giustizia, batteva moneta, concedeva feudi e faceva la guerra con gli uomini che gli fornivano feudatari e comunità. Lo mostravano bene le cerimonie di insediamento. Ad Aquileia il nuovo patriarca entrava in basilica dietro la croce. A Cividale entrava a cavallo, riceveva una grande spada, la sguainava davanti ai nobili friulani e ne raccoglieva il giuramento di fedeltà.
Raimondo arrivò in Friuli nell'estate del 1274 con più di ottocento cavalieri e non smise mai di guardare a Milano. Quando nel 1277 i Visconti sconfissero i Torriani a Desio, parenti e sostenitori ripararono da lui, che li sistemò in feudi, uffici e canonicati. Nel 1281 mandò cinquecento cavalieri friulani a tentare la riscossa, che finì con la disfatta di Vaprio. Intanto doveva occuparsi dei vicini. Combatté Venezia per Trieste e l'Istria, alleato dei conti di Gorizia nel 1283 e in guerra con loro nel 1297. Trovò anche il tempo di riunire un concilio provinciale e di riformare il clero, vietando ai canonici di Aquileia le taverne, i dadi e le concubine.
Nel 1297 progettò vicino a Gemona una città nuova per attirare mercanti lombardi. Doveva chiamarsi Milano di Raimondo e non fu mai costruita. Morì a Udine il 23 febbraio 1299 e fu sepolto ad Aquileia, nella cappella gotica che aveva fatto costruire per sé e per i suoi e che aveva dedicato a sant'Ambrogio. Il sarcofago, in marmo rosso di Verona, lo raffigura in abiti pontificali; sulla fronte compare l'Agnello con la croce fra due torri, l'emblema di famiglia. I parenti che aveva accolto rimasero. Uno di loro, Pagano, diventò a sua volta patriarca nel 1319, e da lì i Della Torre attraversarono la storia del Friuli fino al conte Lucio.
Chi vuole saperne di più dovrà avere un po' di pazienza: la storia completa sarà nel mio libro sul conte Lucio, che dovrebbe uscire nel 2027. Se tutto va bene, s'intende. Con i Della Torre i piani raramente sono andati come previsto: chiedete a Raimondo, che voleva l'arcivescovado di Milano e si ritrovò a progettarne una copia vicino a Gemona.
Chiudo con un piccolo consiglio, soprattutto per chi vive da queste parti. La prossima volta che andrete a Grado per un pranzo o una cena a base di pesce, per una passeggiata sulla diga o semplicemente per vedere il mare, fermatevi ad Aquileia. Non serve neppure cambiare strada: ci passate davanti. Concedetevi una sosta ed entrate nella Basilica. Il biglietto costa 12 euro, e per un pezzo di storia come questo li vale tutti.
Naturalmente saranno i suoi straordinari mosaici ad attirare per primi il vostro sguardo. Percorrete la passerella di vetro che permette di ammirarli senza calpestarli e, arrivati in fondo, guardate sulla destra. Lì troverete la cappella dei Torriani, che Raimondo della Torre volle come luogo di sepoltura per sé e per la propria famiglia e che dedicò, non per caso, a sant'Ambrogio.
Entrateci e fermatevi qualche minuto. Dentro quella cappella la storia che vi ho raccontato smette di essere una successione di nomi e di date. Raimondo è lì, nel suo sarcofago, e con lui riposano altri membri di quella famiglia che, arrivata dalla Lombardia nel Duecento, avrebbe legato per secoli il proprio nome al Friuli.
Prima di ripartire, fate ancora pochi passi. Dietro la Basilica si trova il Cimitero degli Eroi. Anche lì vale la pena fermarsi, perché vi riposa Maria Bergamas, la donna che nel 1921, nella stessa Basilica, fu chiamata a scegliere fra undici bare quella del soldato senza nome che sarebbe diventato il Milite Ignoto.
Chi segue da tempo Voci dal confine conosce già Maria Bergamas, perché anche la sua storia è passata per le nostre puntate. Nel giro di pochi metri potrete incontrare due frammenti lontanissimi della storia di queste terre: da una parte Raimondo della Torre e il Friuli medievale dei patriarchi, dall'altra Maria Bergamas e le ferite lasciate dalla Grande Guerra.
Quindi, la prossima volta che prendete la strada per Grado, partite un po' prima e fermatevi ad Aquileia. Entrate nella Basilica, cercate Raimondo, poi uscite e andate a salutare Maria Bergamas. Il pesce può aspettare.
Se, poi, avete ancora dieci minuti di tempo e non l’avete già fatto, ascoltate il podcast di Voci dal confine, dove ho immaginato di dare voce allo stesso Raimondo che, con tutta la discrezione e il garbo che si addicono a un patriarca, si concede però una piccola lamentela. E, forse, non ha tutti i torti.

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