Questa mattina, aprendo la pagina culturale del Piccolo, ho trovato un ampio articolo di Andrea Giuseppe Cerra dedicato a "La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo tra fughe e soggiorni di frontiera", la mostra che sarà inaugurata il 12 settembre alla Biblioteca Museo "Elio Vittorini" di Siracusa e che arriverà a Gorizia nel settembre 2027.
Leggerlo mi ha fatto un effetto particolare, perché all'origine di questo progetto - fatto oggi di ricerche, documenti, fotografie e opere d'arte - c'è anche una puntata del mio podcast Voci dal confine.
Tutto era cominciato dal desiderio di raccontare Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore e moglie di Elio Vittorini: non solo la ragazza protagonista della celebre "fuitina", ma una donna che visse Gorizia, in Piazzautta al n. 16, (nello stesso cortile dove nacque e visse Antonio Bonne, il primo sindaco della Gorizia italiana), come parte profonda della propria identità, tanto da definirsi, molti anni dopo, una "donna di confine".
Nel podcast avevo cercato di riportare alla luce proprio quel passaggio poco conosciuto: l'arrivo di Rosa ed Elio a Gorizia, la vita in Piazzutta, le difficoltà economiche, la nascita del loro primo figlio e gli anni in cui un giovanissimo Vittorini cominciava a trovare la propria strada.
Quella puntata fu ascoltata da Marco Menato, già direttore della Biblioteca Statale Isontina. Da lì nacque l'idea di costruire un progetto dedicato agli anni goriziani di Vittorini e Rosa. Nel catalogo della mostra, il curatore Livio Caruso lo ricorda espressamente: lo spunto per l'esposizione partì da Marco Menato «sull'onda del podcast di Marilisa Bombi».
Lo scrivo non per attribuirmi meriti che appartengono a molte persone - una mostra così ricca nasce dall'incontro di competenze, sensibilità e passioni diverse - ma perché mi sembra una dimostrazione concreta di cosa può fare un podcast quando prova a restituire le storie alla comunità, invece di limitarsi a raccontarle.
Il progetto unisce Gorizia e Siracusa attraverso documenti d'archivio, fotografie del Fondo Luigi Crocenzi, opere di artisti friulani e siciliani e nuovi contributi di ricerca. Tra le scoperte più interessanti c'è anche "La càtarsi", una poesia giovanile di Salvatore Quasimodo pubblicata nel maggio 1926 sulla rivista goriziana
Squille isontine e rimasta a lungo fuori dalle bibliografie del poeta.
La mostra non si fermerà a Siracusa. Nel 2027 tornerà nel luogo in cui una parte di questa storia si svolse: Gorizia, nel centenario dell'arrivo di Rosa Quasimodo ed Elio Vittorini. Qui il percorso sarà ampliato con nuovi documenti e nuove opere. Si pensa già anche a una successiva tappa milanese.
Nel catalogo ho avuto inoltre il piacere di contribuire con il saggio "Una città di confine, uno scrittore inquieto. Elio Vittorini e Gorizia". È stato un modo per proseguire la ricerca iniziata davanti a un microfono e per interrogarmi ancora sul ruolo della nostra città nella formazione dello scrittore.
Gorizia non fu una parentesi geografica nella vita di Vittorini, ma un luogo di passaggio e trasformazione, una città complessa dove lingue, culture e identità diverse si trovavano a confrontarsi ogni giorno. Un terreno che poteva lasciare un segno profondo in un giovane già mosso dal desiderio di conoscere il mondo.
Sono grata al Piccolo per avere dedicato oggi tanto spazio a questa iniziativa, e felice di vedere fin dove può arrivare una storia quando qualcuno decide di ascoltarla. È partita da un podcast ed è diventata un libro, una mostra, un viaggio tra Gorizia e Siracusa. Questa volta, lo confesso, la soddisfazione è davvero grande.
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