I cosacchi in Carnia. E fino a Gorizia

Ci sono storie che sembrano uscite da un romanzo. Questa, invece, è accaduta davvero, nelle montagne della Carnia.
Tra il 1944 e il 1945, una parte del Friuli divenne teatro di uno degli episodi più singolari e meno conosciuti della Seconda guerra mondiale: l’arrivo dei cosacchi, trasferiti dall’esercito tedesco in seguito alla ritirata dal fronte orientale. Non si trattò soltanto di reparti armati. Con loro arrivarono famiglie, carri, cavalli, masserizie. Un popolo in movimento, che per alcuni mesi si insediò nei paesi e nelle vallate della Carnia, con l’illusione di una nuova terra in cui stabilirsi.

Questo tentativo di creare una sorta di Kosakenland nel Nord Italia ebbe conseguenze profonde sulle comunità locali. Case requisite, campi occupati, risorse sottratte, convivenze forzate. Per le popolazioni civili fu un’esperienza traumatica, fatta di paura, adattamento e silenzio. Una guerra vissuta non nei grandi fronti, ma nella quotidianità.

Questa vicenda è ricostruita con rigore in un documentario disponibile su RaiPlay, che consiglio di guardare. Perché restituisce complessità a una pagina di storia spesso ridotta a nota a margine, mostrando come le grandi decisioni militari abbiano inciso in modo diretto sulla vita delle persone e dei territori.

Ma i cosacchi non si fermarono alla Carnia. La loro presenza si estese anche verso sud, fino al Friuli orientale e al Goriziano.

Ne ho parlato nel racconto dedicato a Maria e Grazia, due sorelle contadine di San Rocco. Nei loro ricordi i cosacchi non sono un racconto sentito dire, né una leggenda. Sono una presenza concreta: i cavalli nei campi, l’occupazione degli spazi agricoli, le lingue incomprensibili, l’attenzione costante a non sbagliare gesto, la necessità di continuare comunque a lavorare la terra.

Tra la Carnia e Gorizia corre una continuità che spesso sfugge al racconto storico. Eppure è la stessa storia: quella dei territori agricoli e periferici, considerati “disponibili”, scelti come luoghi di accampamento e di passaggio. E quella delle popolazioni civili, in particolare delle donne, chiamate a reggere la quotidianità mentre la Storia si imponeva dall’esterno.

Il documentario aiuta a capire come e perché i cosacchi arrivarono in Friuli. Il racconto di Maria e Grazia mostra fin dove quella storia è arrivata. Insieme restituiscono una memoria più completa: non solo cronaca militare, ma esperienza vissuta. Ed è per questo che vale la pena fermarsi a guardare, ascoltare, collegare. Perché certe storie non appartengono a un solo luogo, ma attraversano un intero territorio. E continuano a parlarci, se sappiamo riconoscerle.

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