Gorizia era asburgica durante il Risorgimento. Perché applicare questa categoria storica alla città di frontiera non ha senso storiografico.
Ha senso parlare di Risorgimento a Gorizia?
A Gorizia è stato costituito un Comitato dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Il problema è che a Gorizia, durante il Risorgimento, l'Italia non c'era.
Nel 1906 venne costituito il Comitato nazionale per la storia del Risorgimento, dal quale avrebbe avuto origine l'attuale Istituto per la storia del Risorgimento italiano. La sua missione è promuovere gli studi sul processo che portò alla nascita dello Stato unitario italiano e, più in generale, sul cosiddetto "lungo Ottocento". Non è una questione di merito delle persone coinvolte, ma di senso dell'operazione: applicare a Gorizia una categoria pensata per un altro processo storico, in un altro contesto geografico, con altri protagonisti.
Il Risorgimento aveva un obiettivo preciso: costruire uno Stato nazionale italiano attraverso l'unificazione degli antichi Stati della penisola. Fu un processo politico, culturale e militare che si sviluppò nel corso dell'Ottocento e che trova convenzionalmente il suo compimento il 20 settembre 1870, con la presa di Roma e la sua proclamazione a capitale del Regno d'Italia.
È vero che, dopo la Prima guerra mondiale, prese corpo un'altra interpretazione, secondo la quale il 1918 avrebbe rappresentato il completamento del Risorgimento grazie all'annessione di Trento, Trieste, Gorizia e di altri territori rimasti fino ad allora sotto la monarchia asburgica. È la lettura che definisce la Grande Guerra come la "Quarta guerra d'indipendenza". Ma si tratta di un'elaborazione successiva, maturata in un diverso contesto politico e culturale, e che ancora oggi non trova un consenso unanime nella storiografia.
Durante tutto il periodo risorgimentale la città apparteneva alla monarchia asburgica. La sua storia seguì percorsi diversi rispetto a quelli degli Stati italiani. Gorizia era una città di frontiera nella quale convivevano italiani, sloveni, friulani, tedeschi, ebrei e altre comunità. Un mosaico di identità, lingue e culture che rende difficile ricondurre la sua vicenda entro gli schemi tradizionali del Risorgimento.
Nemmeno l'irredentismo può essere assunto come chiave di lettura generale della storia goriziana. Esistettero uomini e donne che fecero propria quella scelta ideale, così come vi furono cittadini italiani perfettamente integrati nelle istituzioni dell'Impero asburgico, sloveni impegnati nel proprio percorso nazionale e una larga parte della popolazione che viveva le trasformazioni politiche senza aderire necessariamente ai movimenti nazionali.
La storia di Gorizia non può essere raccontata attraverso categorie elaborate per descrivere vicende profondamente diverse.
Gorizia e Nova Gorica Capitale europea della cultura sono state, in questo senso, la messa in scena di ciò che il Risorgimento non può contenere: una storia fatta di incontri, contaminazioni, convivenze, conflitti; in pratica, non di un'unica linea che converge verso uno Stato nazionale. Quando questo territorio ha dovuto raccontare se stesso al mondo, nel 2025, non ha raccontato un'unificazione. Ha raccontato una frontiera.
Studiare la storia di Gorizia va benissimo. Ma chiamarla Risorgimento significa raccontare una storia che qui non è mai avvenuta.
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