Voci dal Confine compie un anno: 12 mila visualizzazioni per il podcast che racconta Gorizia

 Il 10 giugno 2025 nasceva Voci dal Confine. Dodici mesi dopo il podcast ha superato le 12 mila visualizzazioni, alternando interviste, racconti storici e monologhi dedicati a figure come Maria
Bergamas, Antonio Bonne, Anton Lavrin, Ervino Pocar e Rosa Quasimodo. Un bilancio di un progetto nato per raccontare la storia e la memoria del territorio.


Il 10 giugno 2025 pubblicavo il primo episodio del podcast Voci dal confine. Non sapevo esattamente dove mi avrebbe portato questa avventura. Sapevo soltanto che esistevano storie che meritavano di essere raccontate e che il nostro territorio custodiva una ricchezza umana, culturale e storica molto più grande di quanto spesso siamo disposti a riconoscere.

Un anno dopo, Voci dal Confine è ancora qui.

È cresciuto lentamente, senza clamore, senza campagne pubblicitarie, senza particolari strategie di comunicazione. È cresciuto grazie alla curiosità di chi ascolta e alla forza delle storie che abbiamo incontrato lungo il cammino.

In dodici mesi il podcast ha superato le dodicimila visualizzazioni. Un numero che, osservato nel panorama dei grandi social network, può apparire modesto. Ma per un progetto nato e rimasto volutamente locale rappresenta un risultato importante.

Perché Voci dal Confine non è mai nato con l'ambizione di uscire dal territorio. Al contrario. È nato per guardare più da vicino questo angolo d'Europa, per comprenderlo meglio, per raccontarne la complessità, le contraddizioni, le ferite e le straordinarie ricchezze.

In questo anno abbiamo incontrato storici, scrittori, studiosi, fotografi, artisti, sacerdoti, amministratori e semplici cittadini. Abbiamo parlato di memoria, di confine, di cultura, di paesaggio, di identità, di futuro.

Accanto alle interviste hanno trovato spazio i racconti e i monologhi. Una formula che, episodio dopo episodio, è diventata uno degli elementi distintivi del progetto.

Così sono tornati a parlare uomini e donne che non possono più farlo. Attraverso la voce del teatro e della narrazione abbiamo dato spazio a figure che appartengono alla storia di Gorizia e del territorio transfrontaliero.

Abbiamo ascoltato Maria Bergamas, madre di un figlio disperso e divenuta simbolo di tutte le madri italiane. Abbiamo incontrato Antonio Bonne, primo sindaco della Gorizia italiana. Abbiamo seguito il sorprendente percorso di Joza Sedmak Finney, da Santa Croce ad Alessandria d'Egitto. Abbiamo riscoperto Margherita Kaiser Parodi, crocerossina durante la Grande Guerra, e Anton Lavrin, diplomatico nato nella Valle del Vipacco che contribuì alla scoperta della civiltà egizia.

Abbiamo riportato alla luce la figura di Valentino Stanič, sacerdote, alpinista, educatore e straordinario uomo di cultura, e quella di Ervino Pocar, raffinato traduttore che fece conoscere in Italia alcuni dei più importanti autori della letteratura tedesca. Abbiamo ricordato Rosa Quasimodo, figura spesso rimasta nell'ombra del fratello Salvatore, ma profondamente legata alla storia culturale e familiare della città.

Ogni puntata ha cercato di aggiungere un tassello a un mosaico più grande.

Perché, puntata dopo puntata, mi sono resa conto che Voci dal Confine stava diventando qualcosa di più di una semplice raccolta di interviste. Stava costruendo una memoria condivisa. Un archivio di voci, di testimonianze e di storie che rischiavano di andare perdute o di restare confinate nelle pagine di qualche libro poco conosciuto.

In un'epoca in cui tutto corre velocemente, raccontare una storia richiede tempo. Ascoltare richiede tempo. Capire richiede tempo.

Forse è proprio questa la ragione per cui il podcast ha trovato il suo pubblico.

Non offre slogan. Non cerca polemiche facili. Non pretende di avere risposte definitive. Cerca piuttosto di fare domande, di suscitare curiosità, di invitare all'approfondimento.

Le dodicimila visualizzazioni sono certamente motivo di soddisfazione. Ma il risultato più bello è un altro.

È il messaggio di chi scrive: «Non conoscevo questa storia». È la telefonata di chi propone un nuovo personaggio da raccontare. È il ricordo che riaffiora. È il giovane che scopre un frammento della propria città. È l'anziano che ritrova una parte della propria memoria.

Sono questi gli incontri che danno senso al progetto.

Un anno dopo, la bussola è rimasta la stessa del primo giorno: raccontare il territorio attraverso le persone.

Perché i confini non sono soltanto linee tracciate sulle carte geografiche. Sono soprattutto storie umane. E finché ci saranno storie da raccontare, ci saranno anche nuove voci dal confine.

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