di Tassilo del Franco
Parte seconda. La prima parte la trovi qua!
Dopo un decennio in cui il fascismo aveva acquisito il consenso delle masse italiane, e aveva celebrato per diversi aspetti reali progressi, modernizzando il paese con rilevanti opere pubbliche, bonifiche e conquiste sociali, il Duce decise che era venuto il momento di conquistare finalmente l’impero d’Etiopia, vendicando le disfatte subite dall’Italia un quarantennio prima.
I rapporti con la Gran Bretagna e la Francia, che erano le uniche potenze che potevano opporsi al suo intento, erano buoni, nei primi anni trenta, e l’Etiopia era nella Società delle Nazioni creata dal presidente americano Wilson. Ciò avrebbe dovuto garantirla di fronte ad aggressioni. Mussolini calcolò che il paese non sarebbe stato difeso dalle altre potenze coloniali, di fronte ad un suo deciso atto di forza. E così fu. Inghilterra e Francia imposero solo sanzioni economiche all’Italia che si apprestava alla guerra contro un paese che si sarebbe difeso da solo. Non chiusero nemmeno il canale di Suez al transito delle navi italiane in rotta per Massaua, con un esercito enorme e aerei, cannoni e carri armati a bordo.
Intanto, in Italia, si era diffusa l’euforia alimentata dal regime con il cinema italiano, fondato dal Duce a Cinecittà, che diffondeva le pellicole del “Film Luce” nelle affollate sale cinematografiche. Il Ministero della Cultura Popolare serviva agli italiani il messaggio della loro missione civilizzatrice, trascurando gli aspetti legati ad una prepotente aggressione ad un paese che chiedeva solo di essere lasciato in pace. Oltre a ciò, il fascismo convinse gli italiani dei vantaggi che la conquista dell’immenso paese, esteso più di tre volte la penisola, avrebbe portato, con il miraggio delle ricchezze che la conquista gli avrebbe dato.
Impadronirsi dell’enorme paese non fu semplice. Le truppe del generale Badoglio, partite dall’Eritrea, puntarono a sud, mentre quelle che invasero l’Etiopia dalla Somalia italiana, al comando di Graziani, puntavano a nord. Le ostilità contro l’esercito dell’imperatore Haiiè Selassiè durarono sette mesi e si conclusero con l’entrata di Pietro Badoglio nella capitale Addis Abeba. Mussolini aveva lasciato che contro gli abissini fossero usati i mezzi più atroci sviluppati nella Grande Guerra, compresi i bombardamenti di civili e i gas come l’iprite, proibiti dalla Convenzione di Ginevra. L’imperatore d’Etiopia riuscì a rifugiarsi a Londra.
Il Duce del fascismo proclamò trionfalmente, ad una folla che riempiva Piazza Venezia, la nascita dell’impero italiano.
Con una retorica roboante dichiarò che, dopo venti secoli, era “tornato l’impero sui colli fatali di Roma”.
Fu il momento del massimo consenso popolare, per il fascismo. Imperatore d’Etiopia divenne il piccolo re, di cui Hemingway scriveva che la sua macchina era riconoscibile, poichê dietro all’autista non c’era nessuno.
Hailè Selassiè, il Negus d’Etiopia, aveva dignitosamente abbandonato la capitale per tempo, rifugiandosi a Londra, in esilio. Sarebbe tornato nel suo paese nel 1941, dopo la resa degli italiani agli inglesi.
Mussolini, il “fondatore dell’Impero”, lo aveva già perduto dopo soli cinque anni.

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