A dire il vero, da un paio d’anni questo nome torna a comparire con una certa puntualità sul mio schermo. Qualcuno posta su Facebook fotografie meravigliose: prati letteralmente accesi di crocus, onde viola e bianche che sembrano dipinte. Io guardo, mi incanto… e poi scopro che ormai è tardi. La stagione sta finendo, la fioritura è già al culmine o addirittura al tramonto. E così rimando. “L’anno prossimo”, mi dico.
Questa volta però no. Questa volta ne voglio scrivere.
Il nome stesso è evocativo. In sloveno significa “cima fredda”. E basta arrivarci in una giornata d’inverno per capire che non è una semplice suggestione poetica. Qui il vento soffia libero sulle dorsali, la neve può fermarsi a lungo e le fattorie sembrano aggrapparsi alla terra con una tenacia antica. Il paesaggio è severo, essenziale, fatto di prati inclinati, boschi profondi e case sparse.
Poi arriva marzo. E accade qualcosa che cambia completamente lo sguardo.
All’improvviso i prati si ricoprono di crocus. Viola, bianchi, talvolta appena striati. Migliaia. Non è una fioritura ordinata, non è un giardino progettato. È una comparsa spontanea, quasi una sorpresa. Come se la terra, dopo mesi di gelo e silenzio, decidesse di parlare. I piccoli fiori emergono tra l’erba ancora umida mentre tutto intorno si aprono panorami vastissimi verso le colline dell’interno sloveno. È una bellezza fragile, che dura poco. Forse proprio per questo è così intensa.
Mrzli Vrh non è un paese compatto. È piuttosto una costellazione di masi, cortili, stalle, piccole chiese collinari. Qui la vita è stata a lungo dura e semplice. L’allevamento, la legna, i campi strappati ai pendii. Molti sono partiti tra Ottocento e Novecento inseguendo altrove una possibilità. Eppure queste alture sono rimaste terre di passaggio, tra il Litorale storico e la Carniola interna. Un confine fatto più di climi, lingue e abitudini che di linee tracciate sulle carte.
Arrivarci è già parte dell’esperienza. Da Gorizia si attraversa il confine verso Nova Gorica e si risale lentamente la valle dell’Isonzo. All’altezza di Most na Soči si devia verso Idrija e si continua tra boschi e curve fino a raggiungere Žiri. Da lì una strada collinare sale verso Mrzli Vrh, tra prati aperti e fattorie isolate. Si può lasciare l’auto vicino alla chiesetta di San Simeone e continuare a piedi. È il modo migliore per entrare davvero nel luogo, camminando lungo le dorsali, senza fretta. Qui non c’è nulla da “visitare” nel senso tradizionale del termine. C’è solo da guardare, respirare, restare.
Quando i crocus accendono i prati della “cima fredda”, Mrzli Vrh diventa uno spettacolo naturale silenzioso che non chiede applausi ma presenza. È una bellezza essenziale, quasi intima.
Per questo, mentre scrivo, faccio una cosa molto concreta. Avverto Alexa: il prossimo primo febbraio ricordami di andare a vedere i crochi di Mrzli Vrh.
Così, forse, per una volta arriverò in tempo.
Se decidete di andarci, leggete prima di tutto questo interessante blog SLOvely. Sempre attento alle nostre bellezze. Preciso e puntuale.
L'immagine è tratta da: https://travelslovenia.org/martinj-vrh-crocuses/

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