Nel suo intervento, Mattarella ha ricordato che gli abitanti di Gorizia, Trieste, Fiume, Pola e Zara non poterono partecipare né al referendum del 2 giugno 1946, che sancì la nascita della Repubblica, né all'elezione dell'Assemblea Costituente.
Molti hanno visto C'è ancora domani di Paola Cortellesi, il film che ha riportato all'attenzione del grande pubblico il significato del primo voto delle donne italiane. Ma c'è una pagina della nostra storia che il film, naturalmente, non racconta: quella delle donne di Gorizia.
Per loro la conquista del voto arrivò più tardi. Furono penalizzate due volte: non poterono scegliere tra Monarchia e Repubblica e non poterono eleggere i rappresentanti che avrebbero scritto la Costituzione italiana.
Confesso che questa è stata anche una mia scoperta personale. Risale a un paio d'anni fa, durante una visita a Montecitorio. Ero andata per ammirare La Vucciria di Renato Guttuso, esposta in una delle sale della Camera dei deputati. Poco distante, una bacheca custodiva i registri originali con i risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Erano aperti proprio sulla pagina dedicata alla Venezia Giulia. Cercai Gorizia e la trovai. Ma, accanto al suo nome, era indicato che non aveva votato. Fu in quel momento che mi resi conto di conoscere solo una parte della storia della mia città. Approfondendo quella vicenda scoprii che gli abitanti di Gorizia, e quindi anche le donne goriziane, non avevano potuto partecipare né alla scelta tra Monarchia e Repubblica né all'elezione dell'Assemblea Costituente. Una scoperta che mi colpì profondamente e che mi convinse a dedicare a questo episodio un capitolo di Donne tra due mondi.
Ne ho parlato proprio ieri sera, durante l'incontro dedicato al libro nella Biblioteca di Romans d'Isonzo, organizzato dal Circolo di lettura e splendidamente introdotto dalla sua coordinatrice Cristina Vidani. È una vicenda che continua a sorprendere chi la ascolta, perché racconta quanto complessa e, per certi aspetti, unica sia stata la storia del nostro confine.
Per questo ho voluto dedicarle un intero capitolo. A raccontarla è Giovanna, una giovane goriziana che vive in prima persona quei giorni di incertezza e il dolore di vedere nascere una nuova Italia senza poter contribuire a sceglierne il futuro.
Le grandi vicende della storia acquistano un significato diverso quando vengono osservate attraverso gli occhi delle persone comuni. È proprio questo l'obiettivo di Donne tra due mondi: raccontare ciò che Gorizia ha vissuto nei complessi anni tra il 1940 e il 1960, quando il confine cambiava continuamente e, con esso, la vita quotidiana di migliaia di famiglie.
Perché la storia di Gorizia non è mai soltanto storia locale. È un pezzo di storia d'Italia che troppo spesso è rimasto ai margini della memoria nazionale.
Questo episodio è raccontato nel capitolo dedicato a Giovanna del libro Donne tra due mondi, che ripercorre la storia di Gorizia tra il 1940 e il 1960 attraverso le vicende di diciotto donne. È un modo diverso di raccontare la storia: non dai palazzi del potere, ma dalla vita delle persone.

Nessun commento:
Posta un commento