In questo scenario emerge la figura di Valentin Stanič (1774-1847), sacerdote di origine slovena destinato a lasciare tracce profonde ben oltre i confini cittadini. Il suo nome riecheggerà dalle vette alpine fino alle aule di una scuola molto speciale. Sacerdote, alpinista, educatore, tipografo, promotore della vaccinazione e difensore degli animali: una personalità impossibile da rinchiudere in una sola definizione. La sua è una storia di montagne scalate e silenzi spezzati, di fede e scienza, di cultura e compassione.
Nel 1800 Stanič è a Salisburgo per studiare filosofia e teologia. È lì che incontra la montagna — non come rifugio, ma come domanda. Nell’estate di quell’anno compie imprese straordinarie: raggiunge la cima del Watzmann e dell’Hoher Göll, diventando uno dei pionieri dell’alpinismo europeo. Tenta anche il Großglockner e, nel 1808, scala il Triglav armato di barometro per misurarne l’altezza. Non cerca primati sportivi: cerca il limite umano. Sulle vette contempla la natura come rivelazione e scrive versi poetici. Per lui la montagna è insieme laboratorio scientifico e altare naturale, un luogo in cui scienza e spiritualità coincidono. Negli anni successivi continuerà a esplorare Krn, Mangart, Prestreljenik e le Alpi Carniche: un prete che celebra messa all’alba e nel pomeriggio scala montagne, così lo ricordano i contemporanei.
Nel 1836 un libro cambia la sua vita: un manuale sull’educazione dei sordomuti. Stanič capisce che il silenzio non è una condanna. Dopo quattro anni di sforzi, nel 1840 fonda a Gorizia l’Istituto Provinciale dei Sordomuti, il primo nel Litorale austriaco. Arrivano bambini da Gorizia, Trieste e Istria che non hanno mai parlato. Con pazienza insegna loro segni, lettura labiale e scrittura; ogni parola diventa una conquista. La città assiste commossa alle dimostrazioni domenicali: quei bambini che prima non comunicavano ora recitano una preghiera. Nasce quella che i goriziani chiameranno “la scuola dei silenziosi”. Stanič non cerca gloria: vede realizzato il principio evangelico di “far udire i sordi”, anche senza l’udito.
La sua curiosità non si ferma all’insegnamento. Promuove tra i primi nell’Impero la vaccinazione contro il vaiolo, girando le campagne per convincere genitori diffidenti. Apre una tipografia artigianale e nel 1822 stampa la prima opera in sloveno pubblicata a Gorizia, portando cultura nelle case contadine. Nel 1846 fonda persino una società per la protezione degli animali, iniziativa pionieristica per l’epoca. Costruisce ponti, apre scuole rurali, aggiusta attrezzi ai contadini: un uomo universale tra Illuminismo e Romanticismo.
Nel 1847, a 73 anni, cade durante lavori di manutenzione nell’istituto e muore pochi giorni dopo. Il funerale riunisce tutta la città: italiani, sloveni, contadini e borghesi. I suoi ex allievi sordomuti portano la bara. L’istituto continuerà a funzionare per oltre un secolo, fino alla fine del Novecento. Oggi non esiste più, ma quell’edificio continua a essere una scuola: arrivano ancora studenti, diversi ma animati dallo stesso desiderio di imparare.
Nelle Alpi Giulie esiste oggi il Rifugio Valentin Stanič, dedicato al prete scalatore, e il Club Alpino di Monaco assegna un premio internazionale a suo nome per opere umanitarie e ambientali. La sua eredità unisce ciò che spesso separiamo: scienza e fede, natura e città, voce e silenzio. Valentin Stanič costruì ponti — reali e simbolici — in un’epoca di barriere. La sua storia ricorda che l’inclusione non è una teoria moderna, ma una scelta umana senza tempo. E forse, tra le campane di Gorizia e il vento delle montagne, la sua voce continua ancora a farsi sentire.
Il suo motto avrebbe potuto essere: «Non tutti possono sentire i suoni del mondo, ma tutti possono essere ascoltati.»
Fonti: Documenti storici e biografie contemporanee (tra cui il Dizionario biografico sloveno e resoconti parlamentari), fonti accademiche sull’educazione dei sordomuti (ricerche di J. Budau, pubblicate in italiano nel XIX sec. e raccolte in studi storici) e fonti archivistiche locali. Tutte le informazioni qui riportate sono tratte da: senato.it, lucinico.it; slovenska-biografija.si; it.wikipedia.org
